Un mattino interessante


Lo spirito è antico come il mondo e aggrappato alla terra come le radici del più tenace degli alberi. Splendido come la pianta a cui vuole somigliare, enorme e accogliente, le grandi braccia come rami spalancati al cielo, domina sul giardino da sempre, da prima che quel posto fosse un giardino. Eyhan ha tanti anni sulle spalle, e aveva già vissuto altrove, nelle vene piene di linfa di altre piante, assorbendone storie e memorie, prima di incarnarsi nell'olivo che veglia sul giardino e sulle tombe che in esso sono state costruite.

Eyhan guarda la scena che si svolge di fronte ai suoi occhi, mimetizzato sotto le sembianze innocue dell'olivo, e ha voglia di ridere. C'è qualcosa che lo affascina e qualcosa che gli sfugge.

L'uomo è piuttosto giovane, alto, con la pelle olivastra, gli occhi nerissimi e i capelli scuri tipici della gente di quella regione. Ha un bel viso, un po' da sognatore e un po' da criminale simpatico. O almeno, così sembra allo spirito, che di uomini ne ha visti tanti, nelle sue numerose vite.

La donna è più vecchia di lui e ha sul volto i segni di trascorsi dolorosi, però le brillano gli occhi come a una vergine nel giorno delle nozze. Ogni parola gentile e quieta che lui le dice sembra risvegliare nella donna un abisso di emozioni smisurate. Alla fine lei corre via, promettendogli qualcosa mentre già sta scappando, velocissima, oltre i confini del giardino, verso la strada polverosa, nella luce intensa del mattino primaverile.

Lui si volta e guarda l'albero.

No.

Guarda lo spirito. Lo vede.

Bene. Eyhan sorride. Voleva attaccare discorso e l'altro gliene ha dato il pretesto.

- Ben svegliato.- Dice, stirandosi e smuovendosi, uscendo dalla forma rassicurante dell'albero e mostrando il proprio volto tra i rami e le foglie.

- Grazie.- Risponde l'uomo, ricambiando il sorriso.

- Come stai?

- Sono contento di essere qui.

E' mai possibile che quel tipo buffo e misurato che sembra passare di lì per caso sia in realtà qualcosa di molto più antico e tenace di Eyhan stesso?

- La signora, prima, sembrava davvero felice di vederti.- Dice lo spirito. Vuole giocare con l'altro. Ne è incuriosito e infastidito.

- Anch'io ero felice di vederla.

- Cosa le hai detto? Sembrava entusiasta.

- L'ho mandata a chiamare tutti gli altri. I nostri amici.

Lo spirito, ora del tutto sciolto dall'albero, è una creatura longilinea, bianca, grigia e verde, un essere dai capelli lunghi e gli occhi penetranti. Danza tra le fronde, poi si avvicina all'uomo e cerca di leggerne il viso.

- Non l'ascolterà nessuno.- Dice, sorridendo cattivo. - Avresti dovuto farti annunciare da qualcuno più credibile.

- Basteranno le sue parole.- Risponde l'uomo, tranquillo.

- E comunque, chi vuoi che capisca cos'hai fatto veramente? Sono un branco di sciocchi. Sono esseri umani. Loro non sono come noi. Non sentono il grido dei mondi. Lo avverti? Raccontano tutti la tua storia. Il vento, le creature degli elementi, i poteri sopiti nei luoghi... Non si parla che di te, stamattina.

- Non ho fatto niente di speciale.- Si siede proprio su una delle radici dell'olivo.

- Fa' come se fossi a casa tua...- Borbotta Eyhan, scostandosi. L'uomo, per tutta risposta, si accomoda contro il tronco.

- Capiranno quel che devono capire.- Dice. - Sono esseri umani. Il canto dei mondi loro lo accolgono in un modo tutto speciale. Non possono sentirlo, ma non significa che non ne siano toccati.

- Tu li sopravvaluti.- Lo spirito fa un ghigno sarcastico. Chissà perché, si è messo in testa di scoraggiarlo. - Sono creature inutili.

- Sono belli.- Risponde lui, chiudendo gli occhi.

- Sporcano e distruggono.

- Per questo è più emozionante vederli quando invece puliscono e costruiscono.

- Ti piacciono proprio tanto, eh?

Annuisce, apre gli occhi, studia la luce e il modo in cui attraversa le foglie.

- Sai.- Riprende Eyhan, dopo aver squadrato il tipo strano per qualche momento.- Si dice che tu sia il figlio di un pezzo grosso.

L'uomo alza le spalle e fa una risatina quieta.

- Non gli piacerebbe la definizione.

- Però io non ci credo. Non so di chi tu sia figlio e non mi interessa. Non credo che ci siano i famosi Grandi Poteri, a muovere ingranaggi e meccanismi dei mondi. Se mai questi Poteri ci sono stati, beh, i mondi ormai vanno avanti a casaccio da un bel po'.

- Io so chi sono e non ho mai fatto mistero di ciò che annuncio.- Risponde l'uomo, quieto. - Posso raccontartelo, ma non importi di crederci.

Eyhan non risponde: si appoggia al tronco e diventa per un attimo nient'altro che un ramo in più tra i tanti dell'olivo. Una delle sue braccia filiformi si abbassa fino a sfiorare appena lo straniero che, secondo alcuni, sarebbe un dio pellegrino con la strana voglia di farsi una passeggiata nel fango e nel marcio degli esseri umani.

- Dimmi un po'.- Sospira lo spirito, arrendendosi al modo di fare irritante del tipo. - Visto che non sei per niente uno di loro, si può sapere come mai hai deciso di stare quaggiù a modo loro?

- In realtà, mentre ero quaggiù ero esattamente uno di loro.

- Va bene, va bene. Hai giocato a fare l'essere umano, e fin qui ci siamo. Ma dovevi proprio farti il giro completo e beccarti tutte le fregature della loro condizione disgraziata? Sono secoli che le divinità minori di tutti i mondi si mescolano agli uomini. Nessuno mi è sembrato stupido quanto te.

L'uomo ride in maniera genuina e rilassata. Sembra solo divertito da quelle parole irriverenti.

- Grazie, Eyhan.

Lo spirito fa un balzo indietro, confuso.

- Come conosci il mio nome?

- Anche tu conosci il mio.

Lo spirito sospira e si inginocchia davanti all'uomo, allungandosi per scrutarne meglio il viso. Ha proprio l'aria rilassata di uno sciocco durante la pausa di un viaggio troppo lungo.

- Perché sei un maschio?

- Esigenze storiche. Immagina se fossi arrivato come donna...

Lo spirito fa una risata amara e scuote la testa e i lunghi capelli grigio-verde.

- Ti avrebbero uccisa anche prima, suppongo. E perché questo?- Domanda, afferrando con una mano di rami e foglie una delle mani dell'uomo. Sopra c'è la traccia di una ferita. Quel contatto fa rabbrividire lo spirito. E' una creatura empatica, riesce a percepire ricordi vividi come fiamma, nella persona che gli sta davanti.

- Tu crederesti a uno che parla di cose che non ha mai vissuto?- Chiede l'uomo, stringendo a sua volta la mano dello spirito nella sua.

- Sei andato a farti ammazzare da questi stupidi per far capire loro che sai cosa provano, nella loro esistenza?

- Anche per questo, sì.

L'altro ride. Se non fosse così irritante, sarebbe quasi... Piacevole. Forse. Comunque rimane irritante.

- E ora cosa farai? Andrai in giro a farti vedere da tutti?

- No. Rimarrò qui per un po', ma poi manderò loro a raccontare la storia. Il potere dei mondi è nelle storie. Basterà la loro voce, per far nascere qualcosa.

Il suo sguardo si perde per un istante, come inseguendo cose passate... e lo spirito prova ad andargli dietro ma si perde molto presto. Là, dove si è fermata la visione dell'uomo, Eyhan non può arrivare. Quanto è realmente antico, quel viandante buffone che ascolta il vento primaverile e parla delle cose più grandi come se fossero minuscoli frammenti nella sua mano?

- Che ne sai, tu, delle storie?- Mormora lo spirito, a disagio.

- I mondi sono nati dalle storie.- Risponde l'altro, ancora perso in un ricordo lontanissimo. - Il primo dei mondi, tessuto come un canto d'amore, raccontato pezzo per pezzo, finché non divenne reale. E poi tutti gli altri. Ogni mondo, una storia: parole creatrici riempite dal soffio vitale.

E lo spirito tace, perché forse quello è un vaneggiamento, o forse davvero l'uomo ha qualcosa da dire al riguardo, qualcosa su cui lo spirito non può ribattere.

- I mondi, già.- Riprende Eyhan, dopo un tempo lunghissimo in cui ha fissato l'albero, eludendo volutamente gli occhi nerissimi dell'uomo. - Di tutte le cose, nei mondi esistono versioni differenti. Ma tu sei solo uno. Sei avvenuto qui e ora, e sei lo stesso in ogni universo creato o immaginato. Perché?

L'uomo sorride e scuote la testa.

- Se vuoi saperlo davvero, allora te lo dico.

Lo spirito aspetta una risposta, stupito da una simile offerta, ma l'uomo tace.

- Allora? Me lo dici o no?

- Ti ho detto che te lo dico se vuoi saperlo davvero.

- Ah, quindi secondo te non voglio saperlo davvero?

L'altro alza le spalle e ride, come per discolparsi.

- Sei impertinente e insopportabile.- Brontola lo spirito, sollevandosi in piedi e girellando attorno all'albero. - E hai degli amici veramente stupidi.- Aggiunge, col solo scopo di far arrabbiare l'altro.

- Che gusto c'era a sceglierseli perfetti?

A quanto pare, non c'è proprio modo di farlo arrabbiare. Ma lo spirito vuole vincere quella conversazione. Gli scivola di fronte e gli si avvicina, gli occhi neri dell'uomo incontrano quelli verdi e profondi dello spirito.

- Tu lo sai che da ora in poi per colpa tua succederanno cose orribili, vero? Molti dei tuoi amici parleranno e le loro parole verranno travisate. Genti crudeli prenderanno il tuo nome e lo useranno a sproposito. Quelli che dovrebbero esserti fedeli adoreranno altre divinità oscure. Quelli che dovrebbero servirti si macchieranno di crimini spaventosi contro gli indifesi. Io posso gettare sguardi sul futuro. Io posso vederlo. E tu?

L'uomo è serio ma non sembra colpito da quella valanga di parole velenose.

- Io semino.- Si limita a dire. - Qualcosa nascerà.

- Un fiore in mezzo a una sterminata distesa di spine. Ne vale la pena?

- Per me, sì.

- Le mie parole, le mie visioni non ti fanno alcun effetto?

- Le creature non possono più farmi male.- Risponde, autorevole. - Ora desidero che tu ti quieti. Sei un figlio del vento e del tempo prezioso per questa terra. Ti voglio in pace.

- Per quanto ne sai, potrei essere un tuo nemico.

- Il nemico è uno solo, ed è tuo quanto mio.

Lo spirito si inginocchia, sospirando. Non riuscirà ad arrivare in fondo a quella conversazione come vincitore.

A pensarci bene, perché poi gli sembrava tanto importante vincere?

- Sciocco ingenuo.- Mormora, sollevando gli occhi verso lo straniero. - Se avrò ancora giorni da vivere, voglio vedere cosa farà di buono la tua storia, nei mondi.

- Li avrai. E vedrai.

Lo straniero si alza e sfiora il tronco dell'albero. Una goccia di sangue macchia il tronco.

- Dove vai?- Domanda Eyhan. All'improvviso vorrebbe che l'altro rimanesse, chissà perché.

- Devo incontrare i miei amici.

- Sei emozionato come un ragazzino che non vede i suoi coetanei da un anno. Tu eri con loro fino a tre o quattro giorni fa.

- Sai che belle giornate...

- Mi lasci così? Mostrami qualcosa di speciale. Lo so che sei un esibizionista, in fondo.

E naturalmente l'altro ride. Non c'è proprio nulla che lo disturbi. Deve essere veramente un buon momento, per lui.

- D'accordo.- Dice. Si volta verso l'albero, risale con la mano lungo un ramo, cerca tra le foglie e trova un fiore che prima non c'era, un fiore che prima non esisteva nemmeno, in nessun mondo. Lo raccoglie e apre la mano: il fiore si disperde in una miriade di semi colorati, che scivolano via nel vento e spariscono in fretta.

- Dove vanno?- Sussurra lo spirito, incantato.

- In tanti posti. Tra le mani di una santa che ancora è persa nella notte. Sul cuscino di un condannato a morte. Nei sogni di una bambina che nascerà tra migliaia di anni. E così via. Lo vedi? Io semino e basta.

- Germoglieranno?

- Forse lo vedrai con i tuoi occhi.

- Ma tu lo sai, se germoglieranno?

- Non lo voglio sapere. E' più interessante, così. Mi piace aspettare che fioriscano.

- I semi o... loro?

Lui sorride e fa una rapida carezza sul viso rugoso dello spirito. Poi si volta e all'improvviso non è più lì.

Eyhan vede l'ultimo dei semi ancora sospeso nel vento, un istante prima che anche quello se ne vada per la sua strada.

- Ha rotto le scatole per tre anni, ha fatto un giro nell'aldilà e torna facendo dell'umorismo. Quello là è proprio un folle.

E mentre fissa il punto dove fino a un attimo prima c'era il seme, lo spirito viene colto da un'inspiegabile e dolcissima nostalgia.




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