Ognuno ha la sua magia


- Nonna, ma ti rendi conto di cosa mi hai fatto?

- Ti ho detto la verità.

- No! Mi hai rovinato la vita!

- Oh, via, per così poco. Ti ho fatto molto di peggio in questi vent'anni, caro.

- Cosa vorresti dire?

- Per esempio, ti ho detto che Babbo Natale e la Befana non esistono e che sotto il letto non ci sono i mostri.

- Che cosa?

- Esistono.

- Nonna...

- In realtà non sono proprio come nelle cartoline di auguri e nei film zuccherosi, però esistono. E per quanto riguarda i mostri...

- Nonna, ti prego, basta così.

Davide si guardò attorno, alla ricerca di qualcosa o qualcuno che potesse dargli qualche conforto in quella situazione allucinante che era il preludio alla fine di qualsiasi ordine o senso avesse mai avuto la sua esistenza. Ma il salotto dei Carminati era desolatamente vuoto, polveroso e impersonale come lo era stato negli ultimi vent'anni, e l'unica cosa fuori dal normale era lo scrigno aperto sul pianoforte di Lisa, dal quale spuntava un filamento di perline azzurre e un fazzoletto bianco che sembrava emettere una tenue luminescenza.

Beh, anche il sorriso maniacale di nonna Liliana non era proprio normale.

- Davide, non è cambiato niente.- Tentò lei, allungano la mano per sollevargli il viso e guardarlo dritto negli occhi come faceva quando lui era più piccolo. - Adesso sai qualcosa in più sulla tua famiglia. Tutto qui.

- Qualcosa in più? Tutto qui?

- Sì.

- Nonna, mi hai praticamente detto che esistono la magia e tutte quelle robe lì, e che tre quarti del mio parentado ha a che fare con queste cose da non so quanti secoli!

- Ciò non significa che la tua vita debba per forza peggiorare.

- Nemmeno migliorare, se è per questo. Ah, ora mi sentirò male ogni volta che mi chiederanno come ha fatto mia mamma a perdere il mignolo sinistro!

- Guarda che perderlo lottando con un pesce-diamante impazzito è molto più dignitoso che perderlo per colpa di un frullatore.- Ribatté Liliana, incrociando le braccia cicciotte sul petto. Davide non seppe cosa ribattere: si limitò a squadrare la sua paffuta nonnina, che indossava uno dei suoi vestitoni con un'orribile fantasia di fiori blu e rossi, con i capelli grigio-biondi e l'odore della cucina appiccicato addosso. Quanto di più normale e rassicurante si potesse immaginare.

Non era possibile che tutte quelle cose che gli aveva detto – magia, artefatti, mostri, passaggi dimensionali e maledizioni – fossero reali. Non era possibile, anche se lei gli aveva fatto una serie di incantesimi sotto il naso e gli aveva mostrato una serie di gingillini incantati, tirati fuori da quello scrigno malefico, che per anni lui aveva intravisto nella camera della nonna, semisepolto da altre cianfrusaglie. Perché non era potuto rimanere lì?

- Davide, cosa c'è che non va nell'essere parte di una così nobile tradizione secolare di maghi?- Sospirò Liliana.

- Non lo so. Magari è solo che mi devo abituare all'idea. E... e poi... Voglio dire, toccherà anche a me? Fare parte di tutto questo, intendo.

- Come vorrai. Nessuno ti obbligherà a combattere le creature minacciose e stracolme di negatività che occasionalmente superano le barriere dei mondi e vengono qui, minacciando la vita dei deboli e degli indifesi.

- Grazie nonna, ora sì che mi sento bene, all'idea di non voler combattere dei mostri mangia-bambini...

- Davide, io voglio solo che tu capisca che la vita della tua famiglia non è normale.

- Lo capisco, tranquilla...

- E' speciale.

La nonna lo lasciò solo in salotto, insieme all'eco di quelle parole.

Il fatto, nonna, è anche anche la mia vita comune e senza pericoli è speciale.


- Quindi tu lo sapevi da due anni?

- Sì.

- E non mi hai detto nulla?

Lisa chiuse il tomo gigante di anatomia, ci si appoggiò sopra e gli fece un sorriso.

- Per la decima volta, no, non ti ho detto nulla perché non potevo. Regola di famiglia: mai rivelare il Segreto prima dei vent'anni.

- Sì, ma...

- Senti, Davidino, ma credi che per me sia stato facile? Ero un'universitaria come tante, con l'idea che nella vita avrei fatto la biologa e avrei sposato Sandro, e poi all'improvviso arriva la nonna e mi dice che nel mio futuro c'è la magia.

Lisa prese una matita e la usò per raccogliere la sua marea di ricci scuri. Davide pensò che anche lei, come la nonna, era l'immagine perfetta della normalità più rassicurante, lo stereotipo più stucchevole della brava ragazza tranquilla.

- E tu l'hai accettato?- Le chiese, arrendendosi al fatto che, come succedeva sempre, l'apparenza non voleva dire proprio un cavolo.

- Come vedi, sì. L'ho accettato, riesco a conciliare tutto questo con l'università e la vita sociale, e sinceramente non so come facevo prima a vivere senza.

- Senza mostri?- Brontolò lui, sedendosi sul tavolo.

- Attento, mi sciupi gli appunti! Sì, senza mostri, portali e tutte le cose che scoprirai anche tu.

- E se non mi interessasse?

Lei rise, come si ride di chi ha detto una sciocchezza senza cognizione di causa.

- Credimi. E' una bella vita, questa. Si scoprono sempre cose nuove, interessanti, e non ci si annoia mai.

- Ma anch'io scopro sempre cose nuove e interessanti!

- Sei un uomo complicato.- Protestò lei.

Rimasero zitti e un po' imbronciati finché lei non gli passò un pacchetto di patatine sommerso da libri e fogli sottolineati, offrendogliene una in segno di suprema riconciliazione.

- Prima di decidere a priori che non sei fatto per questa vita, non puoi almeno provare per un po' a sperimentare quello che facciamo no?

- Ci proverò. Ma se poi non dovesse essere la vita che desidero fare... Non voglio che ve la prendiate con me.

- Prometto che rispetterò le tue scelte, se dovessi mollarci per vivere una quieta esistenza da insegnante di sostegno, senza sbalzi né emozioni.

- Non sarà quieta e ci saranno un sacco di sbalzi ed emozioni.

- Oh, va bene, va bene. La tua vita è una figata. Dai, smetti di angosciarti e dacci un po' di tempo. Vedrai che anche tu sarai entusiasta di essere nato proprio in questa famiglia.


*


Furono esattamente quarantanove giorni, quelli che concesse alla sua famiglia, e poi prese una decisione. Maturò la decisione in altri diciassette giorni, e infine gli ce ne vollero otto per studiare il discorso perfetto per ogni singola persona.

Di tutta la famiglia, sapeva che doveva dirlo prima di tutto alla nonna. La affrontò in salotto, esattamente nel posto in cui Liliana gli aveva rivelato ogni cosa. Sembrò delusa, ma tutto sommato fu comprensiva. Gli augurò ogni bene. Gli fece una mezza battuta sulle vite che avrebbe potuto salvare in caso di attacco da parte di qualche spirito vendicativo, ma bastò un'occhiata per farle terminare quel discorso.

Sua mamma accusò il colpo: era quella che più di tutti contava su di lui. Però suo padre mediò la faccenda, e alla fine Davide ebbe l'impressione di aver sistemato le cose in maniera discreta.

Gli mancava solo la persona più problematica.


Si affacciò sulla soglia della stanza di sua sorella una sera, un'ora dopo che tutti si erano detti buonanotte. Appena lo vide, Lisa si mise a gambe incrociate sul letto, stirò le braccia, si sciolse i riccioli scuri e fece un lungo sospiro.

- Non sei qui per farmi il grande discorso dell'addio, vero?

- Più o meno.

Sua sorella scosse la testa, poi gli fece posto sul letto. Davide vi si lasciò cadere e per qualche momento rimase silenzioso, imbambolato a fissare l'abat-jour color pesca e le ombre che i soprammobili strambi di quella camera gettavano sulle pareti. Non era proprio la tipica stanza di un mago o di un cacciatore di mostri, quel posto ancora tanto da bambina, pieno di cose rosa, di fiocchi, orsacchiotti e residui di infanzia, mescolati a schiere di portafoto, piante grasse e candele colorate.

- Devo farti una confessione.- Cominciò, finalmente. - Non penso di riuscire a condividere il Segreto di famiglia. Non ho intenzione di imparare la magia e tutte le vostre cose.

- L'avevo capito, sai?

Seguì un silenzio denso e un pochino imbarazzante. Per fortuna Lisa gli evitò il problema di dover trovare le parole giuste per ricominciare.

- E che farai? Ignorerai questa parte delle nostre vite?

- Ma no. Se vuoi raccontarmi di come hai ucciso qualche vampiro, va bene.

- Non ci credo, che proprio tu non voglia fare questa vita!- Esclamò Lisa, abbracciandolo. - Sei un nerd tremendo. Sei sempre perso dietro alle tue saghe fantasy. Hai la possibilità di vivere davvero una storia del genere, e...

- Appunto, proprio perché sono esperto di saghe fantasy so che non è una buona idea, fare il mago!- Protestò lui. - Per esempio: lo sai che i miei personaggi preferiti muoiono sempre, nelle saghe fantasy? Non voglio portare male a nessuno di voi.

- Ma dai, scemo!

- I protagonisti hanno sempre una vita angosciante. Non hanno mai una casa fissa, per esempio.

- Beh, per noi non è così, per fortuna. Non è che siamo 24 ore su 24 a caccia di mostri, eh.

- E poi non sono tipo da fare l'eroe.

- Ma non sei sempre a citare le tue storie dove lo sfigato salva il mondo?

- Sì, però lo sfigato salva il mondo grazie all'aiuto di una serie di comprimari meravigliosi, sai? Io potrei essere un comprimario perfetto.

- Ti accontenti di poco.

- Senti, i combattenti feriti della Battaglia dei Campi del Pelennor sarebbero morti, se non ci fossero stati i curatori delle Case di Guarigione.

- E' roba del Signore degli Anelli?

- Sì.

- Quindi tu vuoi fare il medico? Pensavo che studiassi pedagogia.- Scherzò lei, e lui scosse la testa, innervosito dal fatto che Lisa, come spesso accadeva con i non-nerd, non capisse il valore simbolico dell'esempio.

- I Guardiani della Notte hanno i ranger che sorvegliano la Barriera e gli attendenti che mandano avanti la loro base.- Tentò, ma anche il paragone martiniano mancò del tutto l'obiettivo. - Insomma, lascia perdere. Non voglio fare l'eroe.

- Potresti vivere come quelli del telefilm dei demoni. Quello assolutamente inverosimile, ma con quei due fighi come protagonisti...

- Ma te lo immagini che vita di merda?

- Non ti è mai venuto voglia che le tue storie fossero cose vere?

- Mi piacciono perché sono storie. E' bello che siano storie.

- Non dirmi che quando posi uno dei tuoi libri non speri mai di finirci dentro.

- No. Quando poso un libro dei miei penso “oh, che personaggio meraviglioso, questo: voglio essere come lui, ma nella mia realtà.”

Lisa appoggiò la testa contro la sua spalla, contrariata.

- Non ti capisco.

- Ognuno ha il suo regno dei sogni. Il suo Paese delle Meraviglie. Insomma, ognuno è felice a modo suo. Tu sei felice così, io sono felice in un'altra maniera. Non sto rinunciando a niente. Sto solo rincorrendo il mio desiderio.

Lisa cambiò discorso e quella fu l'ultima volta che affrontarono l'argomento.

Però, come in un romanzo dove i fratelli si vogliono bene e si capiscono profondamente anche senza parole, in effetti non ebbero bisogno di parlarne più.


***


- Io mi chiedo come faccia tua sorella a vivere in quel modo, Davide!

- A lei piace.

Lucia sbuffò, scosse la testa e tolse la tovaglia dal tavolo con un gesto fin troppo brusco, disseminando briciole per tutta la cucina.

- Ho capito, ma come fai a campare con la consapevolezza che dietro ogni angolo potrebbe esserci qualcosa di strano pronto a saltarti addosso?

- Potrebbe succedere anche noi. La differenza è che lei saprebbe come accopparlo, quel qualcosa. Da un certo punto di vista, dovrebbe stare più tranquilla di noi.

- Oh, insomma. Hai capito cosa voglio dire!

Davide abbandonò la lavastoviglie per un attimo e si avventò su sua moglie, per rubarle un bacio al volo.

- Uno solo dei tuoi alunni di terza B è molto più temibile di qualsiasi mostro, sai?

- Oh, questo è certo. E tutto sommato, fare quello che fai tu, con i ragazzi, è molto simile alla magia.

- Ognuno ha la sua magia, no?



***


- Io tuo fratello non lo capisco. Fa un lavoro sottopagato e considerato meno di niente, partecipa a tutti i convegni e i corsi di aggiornamento del mondo, si ammazza di lavoro... Insomma, lo so, fare l'insegnante di sostegno sarà anche un impiego santo e ammirabile, ma io non ce la farei. Sopratutto, mi chiedo come mai abbia deciso di distaccarsi da voi. Almeno, se avesse avuto lo sfogo della vostra attività segreta...

Lisa infilò un crostino al salmone direttamente tra i denti del suo troppo loquace ragazzo, alzando gli occhi al cielo.

- Tu pensa a fare qualche progresso, mio caro. Fai schifo con quella spada. Ti ho visto mentre ti allenavi con mia mamma. E per quanto riguarda Davide, ognuno ha la sua magia.

Sandro scosse la testa, ancora mezzo soffocato dal crostino.

- Ognuno è felice a modo suo.- Rispose Lisa. - Me l'ha detto mio fratello, dieci anni fa. Sembra una cosa scontata, ma per me rimane una delle cose più sagge che abbia mai sentito.









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- Dove vanno?- Sussurra lo spirito, incantato.

- In tanti posti. Tra le mani di una santa che ancora è persa nella notte. Sul cuscino di un condannato a morte. Nei sogni di una bambina che nascerà tra migliaia di anni. E così via. Lo vedi? Io semino e basta.

- Germoglieranno?

- Forse lo vedrai con i tuoi occhi.

- Ma tu lo sai, se germoglieranno?

- Non lo voglio sapere. E' più interessante, così. Mi piace aspettare che fioriscano.

- I semi o... loro?

Lui sorride e fa una rapida carezza sul viso rugoso dello spirito. Poi si volta e all'improvviso non è più lì.

Eyhan vede l'ultimo dei semi ancora sospeso nel vento, un istante prima che anche quello se ne vada per la sua strada.

- Ha rotto le scatole per tre anni, ha fatto un giro nell'aldilà e torna facendo dell'umorismo. Quello là è proprio un folle.

E mentre fissa il punto dove fino a un attimo prima c'era il seme, lo spirito viene colto da un'inspiegabile e dolcissima nostalgia.




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