L'ultimo rintocco


Era notte e faceva freddo, ma quelli non erano problemi, se si aveva una super giacca a vento arancione imbottita e una torcia magica. E poi quello era il suo giardino, il suo regno: non aveva paura del buio, finché stava lì. Comunque un briciolo di paura aggiungeva divertimento al gioco. Doveva solo sperare che mamma, babbo e Martina non si accorgessero della sua uscita notturna. Ma le erano sembrati piuttosto presi da quello stupido programma televisivo che parlava della fine del mondo. Certo, erano tutti e tre impegnati a deriderlo, però intanto lo guardavano. “E' solo perché trasmettono dalla chiesa del paese”, avevano detto.
Come no.
Che poi, perché erano andati nella sua chiesa preferita, a girare quella roba? Non era giusto! Nessuno metteva più piede a Santa Maria Maddalena da anni. Nessuno tranne i bambini coraggiosi come lei. Quel posto era speciale: la signora a cui era dedicata la chiesa aveva il suo nome, e poi era molto bella, il suo ritratto su una delle vetrate ancora integre le piace tanto, le ricordava il profilo di qualche creatura magica. La mamma le diceva che non doveva confondere Gesù con la magia, ma a volte le sembrava che qualcosa in comune ce l'avessero.
E ora un mucchio di sciocchi con delle telecamere aveva invaso la sua vecchia chiesa abbandonata per parlare della fine del mondo.
Ci mancava solo la fine del mondo.
Per che cosa, poi? Per un'improvvisa esplosione di qualcosa nascosto al centro della terra, o per colpa di una stella cadente particolarmente aggressiva, o cose del genere? Triste, come fine. Se doveva esserci un pericolo per il mondo, allora doveva essere qualcosa di davvero divertente, come una strega scienziata cattivissima, in possesso di un antico codice che una volta tradotto le avrebbe svelato la semplice formula di un malefico composto bastante a devastare l'umanità.
E se il mondo era in pericolo, c'erano tutti gli eroi dei suoi giochi pronti a salvarlo.
Da sola, nel giardino innevato, Maddalena alzò la torcia e la roteò come fosse stata una spada laser.
L'orologio della torre del municipio batté le dieci.

Silvano Martini guardò l'orologio, poi la chiesa trasformata in un suggestivo studio televisivo, poi le facce concentrate dei cameraman e dei tecnici, microfoni e telecamere perfettamente disposti, l'espressione seccata della truccatrice che inseguiva una delle ospiti...
C'erano quasi. La trasmissione della puntata più ambiziosa di Wanderer, il programma di misteri e storia più amato della nazione, stava per essere trasmessa. C'era un che di emozionante, nell'essere lì, proprio in quella sera. Anni e anni di trasmissioni a parlare della fine del mondo, della profezia di San Malachia, del calendario Maya, delle profezie di Nostradamus... Ed eccoli lì, il 20 dicembre 2012, in una chiesa abbandonata (con la Via Crucis al contrario, come a Rennes – Le – Chateau!), pronti per il programma.
C'erano ospiti da far invidia a qualunque altro programma del genere. Lo scrittore che aveva rifilato al mondo intero una ciofeca letteraria dopo l'altra, grazie alla sua capacità di toccare tematiche religiose sull'orlo del proibito. Un esperto di Templari, con le nuove, strabilianti rivelazioni sul caso (vecchia fuffa ripetuta un milione di volte, solo che faceva sempre presa, e poi bastava dire che erano scoperte recenti e tutti ci credevano.) La traduttrice dell'ultima versione delle profezie di Nostradamus, con prove schiaccianti del fatto che il Decamerone e la Gerusalemme Liberata fossero in realtà codici esoterici.
E altre analoghe stronzate.
Silvano lo sapeva benissimo di aver svenduto balle per quasi dieci anni. Balle che la gente aveva bevuto avidamente e ripagato ampiamente. Bastava costruire bene il servizio, metterci un po' di suspense e infilare misteri in ogni banale discorso, e pararsi il culo proteggendo le affermazioni più azzardate con un bel “sembra che” davanti.
Silvano sapeva perfettamente che la trovata di trasmettere nella notte tra il 20 e il 21 dicembre 2012, presunta fine del mondo secondo i Maya, era quanto di più idiota e commerciale si potesse immaginare. Ma, per l'appunto, il commercio era uno degli aspetti del suo lavoro di conduttore, e quindi si era buttato nel progetto con entusiasmo.
E gli scocciava davvero, a tre minuti dalla messa in onda, ammettere qualcosa di molto fastidioso e a dir poco vergognoso.
Dentro la sua anima di esperto presentatore di stronzate c'era una parte che aveva un po' di paura.

I tre parlavano così forte che li avrebbe sentiti un sordo. Maddalena non interrompeva i suoi giochi per un po' di rumore, però quei tre erano proprio insopportabili. Gli adulti sapevano essere chiassosi e fastidiosi più di qualsiasi bambino piccolo. Quei tre litigavano, fuori dal suo giardino, proprio sulla strada, e lo facevano già da una decina di minuti. Meglio andare a dir loro qualcosa. Finché era nel suo giardino, nessuno si poteva permetterle di farle nulla: non aveva paura.
Si intrufolò nella siepe spoglia e scheletrita e raggiunse il muretto che separava il giardino dalla strada. Vi si affacciò oltre e guardò i tre litiganti fastidiosi.
Uno era vecchio, involto in una specie di abito da frate, e sembrava arrabbiatissimo. Un altro era ancora più vecchio e portava una lunga veste verde e rossa, ricamata d'oro. Aveva una faccia simpatica e ogni tanto rideva, sembrava prendesse in giro il suo amico arrabbiato. L'ultimo aveva la faccia di un ragazzo, ma era difficile dargli un'età. Aveva i capelli ricci, castani o rossi, portava un mantellone azzurro e si trascinava appresso una spada più grossa di lui.
- Vi prego!- Li richiamò il ragazzo. - Torniamo a casa. Non possiamo stare qui, lo sapete!
- Tornaci tu, se vuoi!- Strepitò quello arrabbiato. - Nessuno ti ha chiesto di venire, comunque.
- Mi hanno mandato a recuperare voi, infatti.
- Ah, ora il capo ci fa pure sorvegliare, eh?
- No, veramente è stata Lei. Mi ha chiesto per favore di darvi un'occhiata.
- Beh, comunque non mi importa. Mi sono veramente stufato. Non ne posso più di questa gente che cita a sproposito la mia profezia. Ma insomma! Mia un corno! Io non ho mai scritto tutte quelle scemenze, e non ne posso più che da secoli la gente si ricordi di me per una cavolata del genere, nella quale non c'entro nulla!
- Ho capito, però non mi sembra il caso di fare quello che vuoi fare!- Piagnucolò il ragazzo. - Torniamo a casa. Lo sai, alla fine le cose andranno bene. Vanno sempre bene, no?
- Silvestro, vuoi dire al tuo amico che se ne torni a casa e mi lasci fare quel che voglio?- Sbraitò il vecchio arrabbiato. Il vecchio simpatico fece una risata.
- Andiamo, Michele.- Disse, rivolto al ragazzo. - Dagli il tempo di farsi passare il nervoso. Non succederà niente che non debba succedere.
- Ma se continuate con questa confusione qualcuno vi sentirà!
- Qualcuno vi ha già sentiti!- Esclamò Maddalena, divertita dall'idea di cogliere di sorpresa quei tre.
I due vecchi e il ragazzo le rivolsero tre sguardi sgomenti e lei si fece scappare una risatina.
- Beccati!
- E tu chi sei, signorina?- Le chiese quello simpatico, con una specie di inchino.
- Maddalena. Ho sette anni e sono la regina del mio giardino. E voi state facendo troppa confusione e non mi fate giocare in pace.
- Hai ragione. Perdonaci, regina Maddalena. Ce ne andiamo subito.
- La ragazzina ha sentito tutto.- Mormorò il vecchio arrabbiato, che ora era il vecchio spaventato.
- Hai paura di lei, proprio tu che ti preparavi a fare irruzione in uno studio televisivo e rivelare a sessanta milioni di persone che sei san Malachia e che non hai nulla a che fare con quella stupida profezia?- Rise il vecchio simpatico.
- Ecco, ora la ragazzina sa veramente tutto.- Sospirò il ragazzo, appoggiandosi mestamente al muretto. - Senti, Maddalena, ci prometti che dimenticherai ogni cosa?
- Nemmeno per sogno.- Rispose lei. - Lui è san Malachia? E voi due?
- Io sono san Silvestro.- Le disse il vecchio simpatico. - Molto piacere. Lui è l'arcangelo Michele. Stiamo cercando di impedire all'amico Malachia di annullare il libero arbitrio presentandosi davanti alle telecamere per dire che lui non ne sa nulla della fine del mondo.
- Cos'è il libero arbitrio?- Chiese lei. - E perché Malachia vuole andare a quella stupida trasmissione?
- Lascia perdere.- Borbottò il vecchio che non era più né arrabbiato né spaventato, ma solo molto confuso. - Vedi, piccola: io ero uno studioso, e ho scritto tante cose, ma non ho mai inventato tutte quelle balle sui papi. E che volete che ne sappia io, un poveraccio come tanti, di quando finirà il mondo? E' già tanto se il Capo ha una mezza idea al riguardo!
- Vuoi dire che quelli lì della TV dicono che tu hai predetto la fine del mondo, e invece non è vero?
- Proprio così.- Sospirò Silvestro. - Ma non possiamo fare altro che lasciarli parlare, e aspettare la mezzanotte.
- Perché il mondo andrà avanti e tutti sapranno che loro hanno sbagliato, vero?- Chiese Maddalena.
- Brava. E' così. E' sempre così.- Mormorò Silvestro, con uno strano sguardo sognante.
- Ehi, senti.- Gli domandò lei. - Perché non fate uno scherzo a quelli della TV? Tipo che a mezzanotte fate esplodere dei fuochi d'artificio, o fate venire un temporale, o una cosa del genere? Solo per far loro paura. Senza farvi vedere.
- Questa è una trovata intelligente.- Commentò Silvestro.
- Se non c'è di meglio...- Borbottò Malachia.
- Io non so se è il caso.- Mugolò Michele.
- Dai, fatelo per me. Se lo fate, non dirò a nessuno che vi ho visti.- Disse Maddalena.
- Affare fatto.- Rispose Silvestro, stringendole la mano. - Hai avuto una buona idea, regina Maddalena.
- Uhm... Non è che mi spiegate bene la storia del calendario dei Maya, prima di andare?- Visto che quel tipo simpatico sembrava propenso a darle risposte, meglio approfittarne!
- Secondo te, qual è la risposta?- Le chiese lui.
- Secondo me non era un calendario, ma una specie di schema con gli appunti di tutte le storie che quel Maya aveva inventato. Erano così tante che aveva calcolato che sarebbe arrivato fino al 2012, se le avesse raccontate una per giorno. Ed erano in codice, chiaro: altrimenti tutti gliele avrebbero copiate.
Silvestro rise e fece un cenno con la testa, come per dire che Maddalena aveva ragione.
- La spiegazione migliore che io abbia mai sentito. Non c'è bisogno che io te ne dia altre, regina.
Le fece un cenno di saluto, e anche gli altri due mossero la mano nella sua direzione. Maddalena li guardò svanire pian piano nella neve cadente.
- Ehi!- Gridò, quando di loro non si vedeva che il bagliore dei ricami d'oro sulla veste di Silvestro. - Ehi! Ma vi ho visti davvero o vi ho solo sognati?
- Entrambe le cose.- Rispose la voce di Silvestro, mischiata a quella del vento. - Decidilo tu.
L'orologio della torre del municipio batté le undici.

La trasmissione andava avanti da quasi due ore. Erano state sparate così tante follie storiche e scientifiche che Silvano si aspettava di vedere un fulmine all'improvviso, una reazione di sdegno divino di fronte a quella voragine di ignoranza e stupidità.
Poi si ricordava che non credeva a cose come lo sdegno divino, e quindi non c'era da preoccuparsi.
L'orologio correva verso la mezzanotte: tra poco avrebbero scoperto se quegli anni di teorie e dietrologie avevano avuto qualche senso. Gli venne da ridere: per la prima volta dopo tanto tempo si sentiva un completo idiota, senza capire perché.
Lo scrittore stava parlando di una nuova scoperta che indicava un'interconnessione tra i templari, Shakespeare, il Madagascar e il ritrovamento dello scheletro di un gatto con tre zampe al crocevia di uno sperduto villaggio norvegese. Naturalmente il tutto riconduceva a Rennes – Le – Chateau ed era colpa dei servizi segreti, dei trafficanti di pietre preziose e del Vaticano.
E mentre quell'uomo senza cultura ciarlava allegramente e tutti facevano cenno di sì, sorridevano stupiti, annuivano all'unisono, ecco che la mezzanotte arrivò, e non se ne accorsero neanche, i dodici rintocchi riempirono l'aria, il respiro gli si bloccò a metà della gola e sull'ultimo rintocco la luce scomparve.

A mezzanotte e tre minuti Maddalena riconquistò la sua camera. L'elettricità era scomparsa in tutta la città, ma lei aveva una torcia magica e nessuna paura del buio. Non nel suo regno. La camera l'accolse e lei si tolse la giacca a vento e si infilò la camicia da notte viola, bella come un abito da fata. Si armò della sua spada di legno, e giusto per essere tranquilli si mise a tracolla anche l'arco costruito con le sue mani.
Poi si diresse verso il salotto immerso nel buio, dove mamma, babbo e Martina avevano lanciato un urlo in coro, quando la luce era andata via proprio sull'ultimo rintocco. Ora Martina piagnucolava, la mamma diceva che erano tutti degli stupidi a essersi spaventati così e il babbo armeggiava alla ricerca di una luce.
- Ehi, sciocchini, avete paura della fine del mondo?- Disse lei, accendendo la torcia magica e ridendo.
- Madda, non eri a dormire?- Gridò la mamma.
- Per fortuna era sveglia.- Commentò il babbo, correndo a prenderla in braccio.
- Secondo me l'hanno fatto apposta, a togliere la luce, per farci paura!- Esclamò Martina, indignata.
- Hai i capelli bagnati, Maddalena.- Notò la mamma. - Non sei uscita fuori, vero?
- Solo... Solo un pochino.
- Con questo freddo? Con la neve? Al buio?
- Dai, mamma, dovevo salvare il mondo.- Protestò lei.
- Ah, sì?- Le chiese il babbo, divertito. - E da cosa?
- Da una strega scienziata. Ho distrutto le sue invenzioni. E ho anche salvato il... uh... Libero arbitrio.
Tutti e tre la guardarono con stupore, improvvisamente silenziosi.
- E tu che ne sai del libero arbitrio?
- Boh. Non me lo ricordo. E' una cosa che forse ho sognato, o forse no.



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