La notte piu' innocua dell'anno


Brando sarebbe uscito di casa un quarto d’ora più tardi, ma il rumore proveniente dall’esterno dell’appartamento lo spinse a mettere la testa fuori prima del solito. Si sarebbe potuto risparmiare il disturbo: erano i famigli di Alina che si rincorrevano nell’angusto spazio tra le porte dei due appartamenti del terzo piano, e siccome erano creaturine di puro sentimento e ben poco raziocinio, continuavano a sbattere contro i muri, le porte e il cactus che Alina si ostinava a tenere vivo con la magia.

Pensò che sarebbe stato opportuno suonare il campanello di Alina, ma prima che potesse cercare un modo di attraversare il pianerottolo senza essere investito dai quattro esserini luminosi, la porta della strega si aprì e Alina comparve in tutto il suo splendore mattutino, in vestaglia azzurra e pantofole a forma di coniglietto, con i lunghi capelli neri appena lavati involti in un asciugamano delle principesse Disney.

- Ehi, bel ragazzo, buongiorno. Vuoi un caffè? I piccoli hanno sbagliato e me ne hanno fatte tre macchinette, invece che tre tazze.

- È quel che succede a lasciare i famigli da soli in cucina.

- Mi sono svegliata alle cinque. Ho una traduzione sanscrito-rumeno da finire per stasera, per una rivista dell’Università di Bucarest, e un incantesimo in greco da comporre per una cliente esigente.

- Greco antico o moderno?

- Entrambi. Non sa quale può funzionare meglio.

- Sicura che sia una buona idea lasciare liberi i tuoi famigli? E se passa qualche altro inquilino?

- Non passerà. Ho fatto un incantesimo sul palazzo: tra le sette e dieci e le sette e venticinque l’unica persona che avrà voglia o bisogno di transitare davanti a casa mia sarai tu. Così posso lasciare i piccoli liberi e fare due chiacchiere con il mio vicino sciamano.

- Un altro incantesimo, come quello per cui solo un altro esperto di sovrannaturale avrebbe potuto affittare la casa davanti alla tua?

Lei sorrise.

- Penso sia stato un buon affare per entrambi, no? Dai, ti porto una tazza di caffè.

- Alina, no, ne ho già presi due –

La strega sparì e tornò un paio di minuti dopo con una tazza da tè enorme, ricolma di caffè scuro e bollente. Brando cedette alla tentazione, più che alla gentilezza insistente, e accettò l’offerta.

- Hai programmi per stasera, quando avrai finito le tue traduzioni e tutto il resto?- Chiese alla strega.

-Dubito che riuscirò a finire prima di notte inoltrata. Ma non è un problema. Oggi è il giorno più tranquillo dell’anno, per quelli come noi.

- Hai ragione.

Bevve un altro sorso: il caffè era meraviglioso. Alina era un’estimatrice delle miscele migliori, e probabilmente i famigli erano magicamente programmati per essere infallibili nel preparare il caffè. Li guardò che si rotolavano sul pavimento: una fatina azzurra con le ali da pipistrello, una piccola biscia rosa, un gattino con le zanne e le orecchie puntute, un microscopico folletto verde con lunghe manine artigliate. Un connubio di carino e inquietante. Un po’ com’era Alina in ogni aspetto della sua vita.

- E tu che fai?- Gli chiese lei. - Esci con il tuo ragazzo?

Brando sospirò e inghiottì un’abbondante sorsata di caffè. La giornata si era appena rannuvolata.

- Non lo so.

- Ho fatto la domanda sbagliata?

- No.

- E allora qual è il problema? Su, sfogati con la zia.

- Michele quest’anno è di turno con altre due mamme per portare Vanessa e i suoi amici a fare Dolcetto o Scherzetto. Mi ha chiesto di andare con lui, ma non so se sia una buona idea.

- State insieme da quasi due anni. Ormai lo sa tutto il paese.

- Sì, certo, questo lo so. Soprattutto grazie alla pubblicità negativa che ci fa la madre di Michele. Però un conto è saperlo, un conto è vederlo con i propri occhi.

- Sarà bene che le mamme degli amici di Vanessa ci si abituino.

- Mi piacerebbe che si abituassero, ma non ho molte speranze.

- Tu non hai mai molte speranze su niente.

- È perché conosco bene le persone.

Alina gli si avvicinò e gli prese la tazza vuota dalle mani, e ne approfittò per sfiorargliele con le sue. Qualcosa della sua magia raggiunse istantaneamente l’animo di Brando, facendogli provare una brezza di sentimenti delicati: gentilezza, compassione, conforto. Le sorrise, grato.

- Provaci, almeno.- Gli disse lei. - Ti ho visto sfidare con la massima calma eserciti di spiriti incazzati, e ora hai paura di un paio di tranquille signore?

- Sì, Alina. È proprio così. Sento dei passi sopra di noi: penso che il tuo incantesimo sia finito.

- Sono le sette e venticinque.- La strega fece un cenno alle quattro creaturine sul pavimento e quelle subito s’infilarono nella casa di lei. – Beh, buon Samhain e buona Vigilia di Ognissanti.

- Buona festa a te.

Alina gli buttò le braccia al collo e gli diede un bacio sulla guancia. Il signor Morani del piano di sopra passò proprio in quel momento. Si scambiarono un buongiorno frettoloso e poi lui scese e li lasciò di nuovo soli.

- Grazie di essere la mia copertura per l’eterosessualità.- Le disse, e lei scoppiò a ridere.

- Che scemo sei! Io vado al lavoro. Buona giornata, non stregare nessun bambino e goditi la serata.

- No, nessun bambino. Solo colleghi e genitori. Ciao, Alina.

Rientrò in casa e finì di prepararsi con calma. Entrava alle otto e mezzo e doveva trascorrere la mattina con la più tranquilla tra le sue allieve: Serena di seconda elementare. La bambina era adorabile, ma Brando aveva capito subito che c’era il seme della magia, in lei. Certo, avrebbe dovuto lavorarci su per migliorare la sua dote, ma Brando temeva che i suoi non avrebbero apprezzato, se lui avesse spiegato loro che la piccola era una maga in potenza. Era già tanto che avessero accettato l’insegnante di sostegno.


A scuola, Brando ascoltò la lezione di matematica, aiutando Serena e altri quattro bambini, due con il permesso della maestra e due clandestinamente.

- La maestra non si accorge mai quando mi dici le cose.- Gli bisbigliò Rosa, grata.

Certo, piccola, perché faccio sempre un incantesimo di distrazione sulla maestra, pensò, mentre le scribacchiava sul bordo della pagina l’aiutino del giorno.

- Però adesso fai da sola, d’accordo?

- Ma non mi riesce.

- Non è vero. Provaci. Sei molto brava.

E la bambina si mise al lavoro. Dire a qualcuno che era bravo era una formula potente come il più antico dei riti, qualche volta.

All’ora successiva portò Serena fuori dalla classe. Mentre si dirigevano verso la loro aula, incrociarono Vanessa che tornava dal bagno. La bambina si mise a correre, e quando lo raggiunse gli saltò in braccio.

- Ehi, piano!- Le disse, sollevandola e rimettendola giù, e strappandole una risata.

- Ciao, Serena.- Disse Vanessa. L’altra le rivolse un sorriso luminoso. Serena si beava sempre dell’attenzione che quella bambina più grande le rivolgeva.

- Tutto bene?- Le chiese Brando, sfiorandole i riccioli castani.

- Ho preso dieci al tema.

- Che noia. Un altro dieci.

- Ho parlato di te.

- Oh, Dio, no. Hai rivelato i miei segreti alla tua maestra?

Vanessa scoppiò di nuovo a ridere e Serena rise con lei. Tutto il corridoio si accese di magia. Un paio di spiritelli maliziosi e infidi che infestavano le mura quasi centenarie della scuola furono polverizzati all’istante. Potere delle bambine. E di Halloween, che amplificava la magia.

Lungo la strada per l’aula del sostegno incrociarono la maestra Flora, che rivolse loro appena un cenno della testa. Una nuvola di disgusto lo investì in pieno, così forte da costringerlo ad abbassare gli occhi e allungare il passo, per lasciarsi alle spalle la donna al più presto.

Qualche volta avrebbe voluto avere altri poteri, invece che quel dono di empatia magica che lo rendeva ipersensibile ai sentimenti molto forti. La sua vita sarebbe stata più semplice. Poi però Serena lo inondò d’amore, quando le mise davanti le immagini di streghe e principesse che aveva scelto per lei, per farla colorare, e lui fu contento del suo dono.

Alla fine della mattinata, mentre accompagnava Serena fuori dalla classe, la bambina gli regalò uno dei disegni che aveva colorato. Ci aveva scritto sopra Per Brando, con una profusione di cuoricini. La ringraziò, ripiegò il foglio con cura e lo mise nella tasca del giaccone.


L’appuntamento era alle otto e mezzo ma Brando era fuori dalla porta venti minuti prima. Avrebbe aspettato fino all’orario convenuto, se Vanessa non lo avesse visto dalla finestra.

- Ma cosa aspettavi a suonare?- Gli chiese, spalancando la porta.

- Non volevo disturbare. Sei bellissima.

Lei gli fece un sorriso con le labbra tinte di viola.

- Mi ha truccata il babbo.

- Ha fatto un buon lavoro.

In realtà Michele non era proprio l’uomo più preciso del mondo, in quanto a capacità di mettere la matita sugli occhi. Ma se Vanessa voleva essere una strega brutta e spaventosa, sarebbe andato benissimo.

- Prima mi ha telefonato la nonna Rita.- Gli disse Vanessa. - Mi ha detto che Halloween è la festa del diavolo.

- Tu cosa le hai risposto?

- Le ho detto che non è vero e le ho raccontato quello che mi hai spiegato tu sulle origini della festa.

Un giorno mi troveranno morto, e sarà stata Rita a farmi fuori, pensò lui, sforzandosi di ridere.

Michele apparve in quel momento, ancora in ciabatte.

- Posso venire vestito da persona normale o mi serve qualcosa per tenere lontani gli spiriti negativi?

- Tu non ti vesti mai da persona normale, Michele. Ti conci come un bibliotecario dell’Ottocento.

- Grazie. Sempre adorabile. Insomma, hai stranezze da mettermi addosso o sono a posto?

- Sei a posto così. Questa è una notte tranquilla.

Vanessa corse fuori dalla stanza, urlando che aveva dimenticato qualcosa. Brando si avvicinò a Michele, intento a calzare un paio di scarpe, anche quelle in stile vintage involontario.

- Siamo sicuri?- Gli chiese.

- Non lo so. Il mago sei tu. Siamo sicuri che stanotte non ci saranno mostri?

- Non parlavo dei mostri, e lo sai benissimo.

- Per una volta, possiamo fregarcene di quello che pensano gli altri ed essere felici e basta?

Vanessa tornò, correndo, con un cestino a forma di zucca sottobraccio.

- Andiamo?

Michele la prese per mano. Entrambi guardarono Brando.

- Andiamo.- Disse lui, e li seguì fuori dalla casa.


Tutto andò a meraviglia per quasi un’ora.

Gli otto bambini erano felici, i loro cestini già pieni di dolci. Le due mamme incaricate accompagnarli, insieme a Michele, si erano rivelate molto meno ostili di quanto Brando avesse temuto: una di loro gli avevano inviato simpatia autentica, l’altra solo una curiosità un po’ perplessa.

La cittadina era tranquilla, tranquillissima. Non che gli spiriti dormissero. Anzi: erano più svegli che mai, e si facevano sentire, spiriti buoni e cattivi, spiriti gentili e dispettosi, spiriti antichi e appena nati. Spiriti, mostri, spettri e creature, tutti venivano fuori dagli angoli della notte e del tempo, per godere di una delle ricorrenze più magiche dell’anno. Ma tutto era avvolto da una barriera perfetta, che frenava gli spiriti negativi e rendeva più potente la forza di quelli benefici.

Era la barriera creata dall’allegria dei ragazzini e dal loro divertimento, dalla musica delle feste e dal fiume di dolci che veniva consumato, dalla creatività dei costumi e dalla semplice e potentissima energia sprigionata dalle persone che passavano del tempo piacevole insieme.

La notte di Samhain, che poi si era trasformata nella Vigilia di Ognissanti, aveva così tanta storia e tante tradizioni da sapersi proteggere da sola da ogni male. L’antica tradizione celtica e quella cristiana, unite, e con esse secoli e secoli di amore e devozione sincera, avevano una grande forza. Se Brando si concentrava gli sembrava di sentire l’eco dei primi che avevano cantato, danzato, pregato e acceso fuochi, in quella stessa notte.

Tutto andò a meraviglia, finché i ragazzi non svoltarono in Via delle Valli.

Lì Brando si immobilizzò e rimase indietro, colpito all’improvviso da una fitta di dolore fisico e mentale. Si accasciò per terra, incapace di reagire alla spaventosa potenza magica che aveva percepito.

Michele si accorse di quel che gli era successo e lo raggiunse, inginocchiandosi accanto a lui e posandogli una mano al centro della schiena, così come Brando gli aveva insegnato a fare in casi come quello. L’afflusso di amore, preoccupazione e desiderio di protezione che gli trasmise il contatto dell’altro lo fece sentire subito meglio.

- Che succede?- Gli chiese Michele.

- C’è qualcosa di brutto, qui intorno.

- Non dici sempre che Halloween è la notte più innocua dell’anno?

- Sì, ma non è una regola infallibile. Forse da queste parti si è consumato un evento negativo che ha richiamato qualche spirito pericoloso. Devo capire cos’è. Tu porta i bambini via da qui.

- Ce la fai da solo?

- Sì. Stai tranquillo. Non fare quella faccia: la maggior parte delle notti, quando tu dormi beato, io sono in giro a pattugliare la città e a cacciare mostri. Me la caverò.

Michele lo baciò, riempiendolo di nuova forza e corazzandolo almeno un po’ contro il nemico misterioso, poi se ne andò. Brando si rialzò lentamente e fece un cenno di saluto a Vanessa e a un paio dei suoi amici che si erano voltati verso di lui. Li guardò allontanarsi oltre una curva, fuori dalla zona interessata dall’aura negativa che percepiva. Al sicuro.

- Vediamo un po’ chi sei.- Borbottò, sfiorando i bracciali colorati che portava al polso sinistro e che amplificavano i suoi poteri di localizzazione delle presenze.

Sei vicinissimo, pensò. Ti devo portare da qualche parte dove non puoi fare del male alle persone.

C’era un altro gruppetto di ragazzini accompagnati da adulti, tutti in costume, e poco distante c’era una combriccola di adolescenti ridanciani. Una signora fumava su un terrazzo, approfittando di quella serata non troppo fredda. Una coppia aveva aperto la porta a tre bambini vestiti da fantasmi.

Vieni da me, disse, usando il linguaggio interiore degli spiriti, che parlava dalla nascita senza sapere come e dove l’avesse imparato. Vieni, vieni. Sono io, quello che cerchi.

Gli rispose un soffio gelido che gli arrivò fino alle ossa.

Iniziò a correre, avvertendo dietro di sé l’eco di una risata crudele. Correva e sentiva il respiro dello spirito sul collo e qualcosa di simile a una mano ghiacciata che gli frusciava tra i riccioli.

Ecco la stradina che ricordava, ed ecco la scaletta di cemento malandata che conduceva all’argine del fiume. Saltò i gradini due a due e inciampò sull’ultimo, ritrovandosi a rotolare sul terreno umido e fangoso. Tentò di rialzarsi, ma lo spirito gli fu addosso. Artigli taglienti gli si aggrapparono alla schiena. Qualcosa di simile a un pungiglione gli attraversò il petto – ma era una sensazione fisica o spirituale? Non lo sapeva. Creature come quella confondevano le linee di demarcazione tra i diversi aspetti. Forse adesso sanguinava dal torace, o forse era solo la sensazione della sua anima che veniva violata da un’energia carica di un odio primordiale e insensato.

- Cosa sei?- Urlò. – Fatti vedere.

Lo spirito gli comparve davanti: prima un ondeggiare di luce biancastra contro il buio del cielo, poi qualcosa di sempre più concreto e definito. Aveva un corpo lungo e spigoloso, un muso a punta e due occhi neri e vuoti. Aveva sei braccia e ciascuna terminava con una mano artigliata. Il corpo finiva con una sorta di coda di sirena. La pelle dell’essere era bianca e ricoperta di scaglie attraversate da una luminescenza, come fossero state madreperla sotto la luce.

Brando lo riconobbe. Non era il primo che vedeva, ma era il primo che affrontava.

Si rialzò in piedi e iniziò a caricarsi di energia, richiamandola dal fiume, dalla notte e da alcuni simboli protettivi che aveva tatuati addosso. Nel momento in cui si sentì in grado di lottare, avanzò e sollevò le mani verso lo spirito, per convogliare contro di lui tutto il potere che aveva raccolto.

Lo spirito gli rise in faccia e fece una giravolta quasi elegante. Non sembrava aver subito danni. Poi tracciò un segno nell’aria: rimase una linea bianca e luminosa sospesa, come se gli artigli avessero squarciato la notte. Una cascata di scintille bianche sprigionò dal taglio e si riversò addosso a Brando, che saltò di lato ma riuscì a evitarne solo una parte. Quelle che gli finirono sulla pelle bruciavano.

Disprezzo, paura irrazionale, odio, ignoranza. La sua empatia percepì tutti quei sentimenti: erano ciò di cui si era cibato lo spirito fino a poco tempo fa. La creatura si riempiva di ciò che trovava e si comportava di conseguenza.

Ma come mai hai mangiato questa roba, in una notte così tranquilla?

Rispose all’attacco con un’onda delicata di energia positiva, e per un attimo sembrò aver disturbato la creatura, ma dopo poco quella si scosse di dosso tutta la magia di Brando e rise. Non gli aveva fatto assolutamente niente.

Brando allora indietreggiò di corsa, prese il cellulare e chiamò Alina.

- Che vuoi?- Protestò la voce della strega, dall’altra parte.

- Sono davanti a un Vuoto Grigio che mi vuole morto.

- Con tutti i sentimenti positivi che ci sono in giro, com’è possibile che si sia caricato di odio?

- Non lo so. Senti, non è che mi invii un po’ di energia?

- Va bene, va bene. Tu tieni duro ancora per un po’.

Il Vuoto Grigio allungò le sei mani artigliate contro Brando. Lui si difese con una tenue barriera. Questa attutì il colpo ma non lo parò del tutto: Brando vacillò e cadde a terra.

In quel momento il buio fu spezzato da una luce improvvisa, e poi il mostro fu avvolto da una fiammata azzurra. Brando balzò in piedi e si godette la sferzata di energia positiva che gli giungeva dall’incantesimo di Alina.

Chiuse gli occhi. Sentiva la forza di Alina attorno a sé. Iniziò a cantilenare una mescolanza di formule magiche, filastrocche scaramantiche e frammenti di preghiera, finché si sentì abbastanza carico di potere per sferrare un attacco. Riaprì gli occhi e corse incontro alla creatura, afferrando una delle sue braccia feroci.

Pian piano, tutti i sentimenti negativi che riempivano l’essere passarono dal suo corpo biancastro alle mani di Brando, che raccolse quella marea oscura dentro di sé. Poi lasciò andare l’essere e allargò le braccia, sputando fuori dalla sua anima tutta quella robaccia, con un grido liberatorio.

L’essere si era fatto immobile, con gli occhi vuoti attraversati da un tenue lucore argenteo. Brando si frugò in tasca, in cerca di idee, e le sue dita trovarono un foglio ripiegato.

Si avvicinò al Vuoto Grigio e gli porse il disegno della principessa che Serena gli aveva regalato quella mattina. L’essere si avvicinò e sfiorò il foglio, con circospezione. Poi posò una mano sul disegno della bambina, e subito fu pervaso da una luce prima rosata, poi arancione.

Quando si staccò dal foglio era diventato meno spigoloso. Gli occhi erano sempre due pozze vuote, ma vi passava dentro qualche schizzo di luce. Le mani ciondolavano lungo i fianchi, inoffensive.

Fece un paio di giravolte attorno a Brando, poi si allontanò, barcollando, e infine assunse una specie di passo di danza. Andò a raggiungere le acque del fiume, vi si immerse e nuotò via, uno strano pesce dal bagliore lunare.


Brando tornò verso Via delle Valli, respirando l’aria umida e ascoltando le voci che riempivano la notte. Non aveva ferite fisiche ma si sentiva scosso, ancora in parte contaminato dall’angoscia che la creatura gli aveva risvegliato dentro. Camminava a testa bassa, cercando di estromettere il Vuoto Grigio dai suoi pensieri, e quasi non si accorse di Michele che gli veniva incontro.

- Cos’è successo?- Gli domandò.

- Vi avevo detto di andare via da qui.

- Infatti. Ora i bambini sono tutti a casa di un’amica di Vanessa. Ho detto loro che non ti eri sentito bene e che eri andato a cercare un farmaco nella tua auto qui vicino.

- Faccio un giro per capire cosa possa essere successo di brutto qui intorno e poi ti raggiungo.

- Vengo con te. Stai bene davvero?

- Ora sì. Prima ho rischiato di essere mangiato da un mostro.

- Stai scherzando?

- Non scherzo mai sui mostri.- Rispose, prendendolo per mano.

Mentre si avvicinavano alla casa dell’amica di Vanessa, in fondo a Via delle Valli, raggiunsero un vecchio cinema adesso adibito a sala conferenze. L’atrio illuminato era pieno di gente. Nel momento preciso in cui Brando e Michele passarono davanti alla porta, ne uscirono alcune persone. Due di esse erano facce ben conosciute.

Brando si congelò in mezzo al marciapiede e lasciò immediatamente la mano di Michele.

- Ciao, mamma.- Michele sorrise alla signora Rita. – Che ci fai qui?

- Avrebbe fatto bene anche a te.- Abbaiò lei, indicando il manifesto appeso alla porta del cinema. Poi lo salutò con un cenno della testa e proseguì, seguita dagli altri. Una di essi era la maestra Flora, che riservò a Brando una vampata di sentimenti di rifiuto e disgusto.

- Questa è la famosa associazione di retrogradi che mia mamma ama tanto.- Disse Michele.

Si avvicinarono al manifesto male impaginato che pubblicizzava l’incontro della serata e lessero.


Comitato “Bambini Felici”

Halloween: perché è sbagliato festeggiare

Le vere origini della festa pagana e commerciale, estranea alla nostra tradizione cristiana, che stanno imponendo ai nostri figli.

Interverranno:

Albero Fanini, Monica Maria Malestri, Luciana Vanni

31 Ottobre 2017 ore 21 Cinema “Il Tulipano”


- Stai scherzando?- Mormorò Brando, passando le dita sul manifesto. Le ritrasse appiccicose degli stessi sentimenti che avevano ricolmato il Vuoto Grigio. - E io che pensavo che avessero ammazzato qualcuno, da queste parti!

- Non credo di capire.

- La creatura che ho affrontato si carica di sentimenti, di tutti quelli che trova. Se c’è qualche evento o qualche raduno di persone, spesso l’essere si avvicina, attratto da tutto quel nutrimento.

- Pensi che sia venuto qui?

- Ne sono sicuro. Avranno sparso ignoranza e paura, e così quella povera creatura si è riempita di robaccia. Non voglio sapere cosa si sono detti, lì dentro.

- Niente di nuovo. Avranno parlato di questa epoca priva di valori, dei nostri bambini che vengono traviati dal gender, delle culture straniere che contaminano la nostra e del diavolo che si nasconde dietro ogni cosa.

- Mi chiedo come si faccia a vivere con tutto questo odio addosso.

- Non lo so. Ma io preferisco una vita con Halloween e con un po’ d’amore.

Michele gli posò il braccio sulle spalle e lo strinse a sé. In quel momento Brando fu certo che le ferite inflitte dalla creatura stessero iniziando a rimarginarsi.




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