La consegna


L'uomo prese il pacco che i due corrieri gli avevano portato e lo fece sparire in una delle ampie tasche del suo cappotto blu. Dall'altra tasca tirò fuori una busta e la porse ai due. Una mano grinzosa di vecchio la raccolse. L'uomo si concesse qualche istante per risalire dalla mano al viso dell'altro, e poi inquadrò entrambi i corrieri. Non li aveva mai visti. E forse sarebbe stato più intelligente non curarsi di loro in alcun modo e dimenticarli. Invece si era fermato a guardarli. Per pochi secondi, sì, ma in certi casi basta perché gente di quella risma decida che sei sospettoso.
Il vecchio era davvero molto vecchio. Stava tutto ripiegato in una carrozzina a rotelle spinta dall'altro. Era involto in una specie di mantellone con le maniche che sembrava rubato a qualche sartoria teatrale, una palandrana grigia con il collo alto che dava all'omino pieno di rughe un che di vampiresco. L'uomo aveva un'evidente stempiatura, seguita da massa di incolti riccioli bianchi, e occhialetti cerchiati d'argento che ballavano sulla punta di un naso lungo e affilato. Gli occhi erano verdi, le labbra si increspavano in una risatina trattenuta.
Poi c'era l'altro, quello che spingeva la carrozzina. Poteva essere sui quarant'anni, più o meno. Un uomo alto con solchi profondi ai lati della bocca e gli occhi di un azzurro chiaro, velati di una cupezza che ispirava una sensazione di pazzia latente, o forse un dolore mai cancellato. Aveva capelli scuri e disordinati e nascondeva il corpo alto e robusto sotto un impermeabile grigio, troppo fine per quel dicembre nevoso.
Non avevano l'aria che i corrieri di quel genere avevano di solito.
- Salutatemi Victor.- Disse l'acquirente, senza sapere bene perché. Non parlava mai con i corrieri e i messaggeri. Eppure, c'era qualcosa di strano, in quei due. Forse voleva sincerarsi che fossero davvero quel che dicevano di essere. Non si poteva mai sapere. Un suo conoscente, una volta, dovendo acquistare un animale non esattamente comune, aveva finito per imbattersi in una congrega di animalisti che credeva di smascherare un traffico di cavie da laboratorio. Era finita molto male per tutti. O meglio, per il conoscente e gli animalisti.
Il cucciolo di basilisco aveva gradito lo spuntino, invece.
- Tu salutaci Gaia.- Rispose il vecchio, facendo un sorriso completo di tutti i denti che aveva ancora in bocca.
Un brivido salì lungo la schiena dell'uomo.
Sapevano chi era il suo capo. Dunque, probabilmente erano davvero uomini di Victor, magari nuovi arrivi della sua banda di ricettatori del sovrannaturale, o gente che si era unita a lui da qualche altro gruppo.
Però...
C'era sempre qualcosa di sbagliato.
- Bene.- Mormorò, a disagio. - Allora penso sia il momento che le nostre strade si dividano.
- Sì, appunto, diamoci un taglio.- Disse il vecchio.
Pessima battuta.
L'acquirente volse le spalle ai due e prese a camminare a grandi passi.
Lo seguì la risata spettrale del vecchio, il passo pesante dell'altro sulla ghiaia, il cigolio delle ruote della carrozzina, l'eco di parole che non poteva capire, ingoiate dall'ovatta della nebbia.
Appena fu abbastanza lontano dai due – o almeno, appena gli sembrò di esserlo – l'uomo tirò fuori il pacchettino dalla tasca e lo aprì.
Le forbici erano lì, avvolte da un filo verde e uno rosso intrecciati.
In apparenza, tutto normale.
Beh, sì, certo: se normale era la parola giusta per la leggendaria arma del cacciatore di spiriti silvani più famoso del secolo, almeno in Toscana. Un sopraffino scienziato e ricercatore nel campo della magia, oltre che un vecchietto pazzo capace di trasformare in strumento di distruzione qualsiasi cosa. Si diceva che avesse rubato quelle forbici da sarto alla sua vicina di casa – dopo aver sperimentato su di lei qualche incantesimo dall'esito... soddisfacente. Per lui.
C'era ancora qualcosa che non andava. Quelle nel pacco erano forbici da sarto, sì, ma avevano un'aria troppo moderna, per essere un oggetto dell'inizio del novecento. Erano scurite e macchiate, sì, ma non sembrava opera del tempo.
Sciolse i nastri che bloccavano le forbici e le sollevò, sforbiciando l'aria. Voleva proprio vedere se era vero che attiravano le creature spirituali.
Quando si trovò circondato da fatine, folletti, spiriti del ghiaccio, fiocchi di neve e altre creaturine luccicanti, pensò che le forbici funzionassero. Ora doveva provare a colpire uno degli esseri, per confermare che quelle erano davvero le forbici leggendarie.
Quando si accorse che le creaturine lo guardavano inferocite e rimanevano tutte ostinatamente vive, capì che aveva ragione: quei due non erano per nulla i corrieri di Victor.
Ma ebbe poco tempo per meditare su quella faccenda. C'era qualcosa di molto più importante da fare.
Correre.

- Ah, che peccato non poter assistere! Mi piacerebbe proprio vedere la faccia di quel tronfio esemplare della più nauseante superbia umana che scappa mentre un trilione di fatine invernali gli lanciano addosso i loro adorabili proiettili di ghiaccio!
- Adorabili.
- Ragazzo, fai una risatina, ti prego!
- Signor Bibliotecario, calmati. Abbiamo avuto la nostra quantità di emozioni, per questa sera. Meglio tornare a casa in fretta e trovare sollievo da questo freddo.
- E lasciami la soddisfazione di ridere un po'. Abbiamo portato a termine una delle nostre imprese migliori.
- Non ancora. Dobbiamo distruggere le forbici autentiche.
- Uno come te ci riuscirà in dieci secondi.
La poca neve accumulatasi ai lati della strada sarebbe durata poco, ma nella città abituata a inverni fin troppo miti quelle chiazze bianche mettevano addosso comunque una certa dose di allegria. Il vecchio, almeno, sembrava del tutto contagiato da quella sensazione, come fosse stato un bambino. Il suo accompagnatore, malgrado preferisse mantenere un profilo più quieto e moderato, non poteva fare a meno di sentire che una goccia di buonumore gli riscaldava l'animo.
- Ho incontrato un fiocco di neve, una volta.- Riprese il vecchio. - Quando ancora lavoravo... là, alla biblioteca. Insomma, era fermo sul davanzale e io mi misi a guardarlo. Sai come sono fatti i fiocchi di neve?
- Sì.
- I fiocchi di neve sono dei cosini piccolissimi, come delle farfalline con ali d'argento che sembrano ricami, trine, intarsi perfetti e meravigliosi.
- Ti ho detto che ne ho visti.
- E quando ne vedi uno, ecco, ti dimentichi che sei umano, meschino, stupido e malvagio, e ti sembra di sognare. Ti purificano il cuore. Davvero.
- Lo so.
Una delle mani nodose del vecchio si sollevò e cercò di raggiungere il braccio dell'altro.
- Sai una cosa? Mi piacerebbe regalartene uno, di fiocchi di neve. Uno tutto per te. Si mangerebbe i tuoi sensi di colpa e ti darebbe un po' di sollievo.
- Non preoccuparti per me, Bibliotecario. Per quello basti tu, il più delle volte.
La casa era ormai in vista. Avevano lasciato un paio di luci accese, una fuori e una dentro, come sempre.
- Ragazzo, hai pensato a come dire a Gloria che le hai rubato le sue forbici migliori per il nostro scherzetto di stasera?
- Capirà. E' per una buona causa.
- In caso contrario mi occuperò personalmente di tenere in ordine la tua tomba.
- Grazie.
- Allora, allora, e il prossimo tipo sospetto da fregare chi è? Cosa facciamo? Che scherzo inventiamo? Eh?
E la porta si chiuse alle spalle dei due cospiratori, nascondendo al mondo i loro piani e i loro segreti.


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