IV - Onestà


Hyacinth Gladd non aveva la minima idea del perché aveva chiesto ad Alexander di potersi portare a bordo il ragazzo. Era solo una seccatura in più, ed era proprio quel genere di cosa che Alex odiava. Però il capitano aveva accettato, e ora il ragazzino dormicolava nella cabina che gli avevano assegnato. Mentre lui se ne stava sul ponte, da solo, a guardare il cielo notturno che andava schiarendo e a farsi domande.

- Hai deciso che vuoi fare?

Hyacinth si voltò: Alex aveva la sua pipa lunga fumante appoggiata contro le labbra ed era scalzo.

- Non so mai cosa voglio fare.- Sospirò lui, guardando il nulla oltre l'orizzonte.

- Un problema che con te si deve affrontare da tre anni a questa parte.

- Davvero... Non lo so. A volte ci ho pensato, sì, a cosa avrei fatto se avessi potuto...

Si fermò, incapace anche soltanto di dare voce alle immagini che gli attraversavano la mente.

- Non amo le uccisioni inutili.- Disse Alex, avvicinandoglisi. - Non amo le cose inutili in generale. Le uniche cose non strettamente utili che tollero sono la musica, il tabacco e le tue chiacchiere. E non ti permetterei mai di entrare nella cabina di Dorwen e ucciderlo semplicemente. Ma se vuoi batterti con lui...

- Battermi con lui.- Mormorò Hyacinth, mentre una miriade di sentimenti confusi si litigavano il primato sulla sua anima. - E' una domanda del tutto retorica, ma... pensi che mi ridarebbe indietro la mia vecchia vita e tutto quello che ho perso per colpa sua?

- Ovviamente no.- Rispose Alexander, dopo aver lasciato andare una piccola nuvola di fumo dell'aria. - Non ti farà tornare il tranquillo mercante di stoffa che viveva in pace a Nova, con la sua famiglia e i suoi amici. E neppure ti restituirà l'anno che hai passato come suo schiavo. Senza contare che ormai le sue false accuse ti hanno rovinato la reputazione. Per Nova sei un criminale implicato in affari di spionaggio contro il re. E anche se, per assurdo, tu venissi liberato dai capi di imputazione contro di te, rimarresti comunque un personaggio controverso: avevi scoperto troppe cose irregolari che Dorwen e altri preferivano tenere nascoste. Se anche riuscissi a dimostrare la tua innocenza, finiresti con la gola tagliata in qualche vicolo appena due giorni dopo.

- Certo che anche tu te la cavi, in quanto a retorica. Perché mi hai enumerato tutto quello che mi è successo? Temevi che me ne fossi dimenticato?

- No, certo che no. Ma volevo che ci ripensassi.

- Come se non ci pensassi già abbastanza...

- No, non abbastanza.

Si voltò verso Alexander, con una folla di parole irose sulle labbra, ma gli occhi scuri e colmi di biasimo dell'altro lo fecero tacere.

- Che vuoi dirmi?

- Che molti sarebbero morti, per tutto quel che hai passato tu. Avrebbero perso la speranza, si sarebbero lasciati andare. A te è stata data la possibilità di fare qualcosa di reale, per vendicarti. Sei sulla mia nave e sai cosa facciamo. Dorwen e altri più potenti di te ti hanno distrutto. Se resti con me, sai che potrai agire attivamente contro gente simile.

- E se decido che voglio vendicarmi su Dorwen e lo uccido, non resterò forse con te?

- Non sarai più tu. Tre anni insieme a te mi hanno insegnato qualcosa, sul tuo cuore e il tuo senso dell'onore e del dovere.

- Incredibile. Mi stai davvero dando un consiglio? Tu? L'impenetrabile Alexander Redden?

L'altro rise e buttò fuori un po' di fumo. Hycinth guardò l'acqua infinita che trasportava la bella nave e pensò ai giorni a venire, tra le onde, tra le persone che lo avevano accolto...

- Sto qui a pensare cose inutili, capitano.- Disse, rialzando la testa e incrociando le braccia. - Lo sappiamo tutti e due che non ho voglia di uccidere proprio nessuno. Anche se ci ho pensato tanto. Ho immaginato molte cose da fargli, cose che nella fantasia erano divertenti. Ma... Non mi importa. Non voglio nemmeno vederlo. Lo odio così tanto che anche solo vederlo per cacciargli una spada in petto mi sarebbe penoso.

- Pensa alla soddisfazione che avrai adesso.- Disse Alexander, con una nota divertita nella voce calma. - Potrai tenerlo prigioniero quanto basta per impedirgli di partecipare alla seduta in Parlamento. E quando tornerà a casa, potrà protestare e maledire gli dei e gli uomini, ma le nuove leggi sul commercio saranno già state votate. Senza il suo sostegno, difficilmente verrà approvato il progetto che imporrebbe nuove tasse ai mercanti singoli e meno aggravi per i mercanti legati alla casa reale...

- Tuo fratello è un genio.- Rispose Hyacinth, sinceramente ammirato. - Non solo gli è venuto in mente di rivelarci la rotta di Dorwen, ma gli ha anche affibbiato Mair Mevlar come custode!

- Sì, l'incapacità di quel ragazzino e dei suoi soldati ci è stata di enorme aiuto.

- Hai ragione, sai? Ha molto più senso aiutare te e Johann, e vendicarsi in questo modo.

- Sono contento di sentirtelo dire. Sai... Per quanto io mi attenga al codice Redden, ho bisogno di qualcuno dotato di grande umanità che fermi la mia mano e la mia bocca troppo aggressive.

Hyacinth rise e scosse la testa.

- Non sono dotato di un bel niente. E' che volevo fare il mercante e il padre di famiglia, nella vita, e non il pirata!

Poi si pentì di quella battuta: gli aveva portato il pianto in gola. Il capitano si avvicinò ancora di un passo, quanto bastava per sfiorarlo appena, e rimase muto e immobile, intento a fumare e guardare l'alba, e nient'altro.

- E' giorno.- Disse, dopo qualche minuto. - Fine dei tuoi privilegi, Gladd.

- Lo so, capitano.

Di notte Alexander ammetteva di aver bisogno di un amico e gli concedeva fiducia e confidenza. Di giorno il capitano esigeva rispetto da tutti. Erano pirati strani, ma avevano comunque bisogno di una guida autorevole.

- Ehi, Alex.

- Ti ho appena detto che è giorno.

- Lo so. Dimmi solo una cosa. Tu parli sempre di posti molto lontani da qui. Regali ad Anna le cartine di Elindya e ipotizzi viaggi in posti di cui noi non abbiamo nemmeno mai sentito parlare. Sei un avventuriero, più che un pirata, e hai lasciato il palazzo di Venner per l'avventura.

- Sono cose di cui abbiamo già parlato.- Rispose brusco Alexander, volgendogli le spalle.

- Allora perché resti a Iria?

- Andiamo. Ci sono molte cose da fare, oggi.

- Resti perché in realtà non sei un pirata, ma sei un uomo di Johann, vero? Perché Iria è casa tua.

Alexander si voltò di scatto e per un attimo Hyacinth temette che l'avrebbe colpito o gli avrebbe gridato di tacere. Ma qualcosa sembrò frenare l'impeto del capitano, all'improvviso. Fece una risata amara e annuì.

- E' che viviamo in un paese triste dove c'è bisogno di un branco di pirati, perché i governanti avveduti riescano a fare qualcosa di buono per la loro gente.

Poi si allontanò in fretta, raggiungendo il resto dell'equipaggio e cominciando a gridare ordini.

Hyacinth rimase dov'era, osservando la vita della nave da lontano. Anna aveva qualcosa da ridire sulla rotta intrapresa, come sempre, e stava rispondendo a Ember che l'aveva offesa. Avevano un vocabolario di oscenità davvero incredibile: c'era qualcosa di artistico, nel modo in cui si infamavano i parenti fino alla ventesima generazione o si minacciavano a vicenda. Anna però vinceva decisamente. Neeran cercava con pazienza di insegnare qualcosa a Nylsh, uno dei più odiosi arroganti a bordo. Solo che lo faceva parlando nel dialetto di Leria, cosa che non otteneva molti risultati. Neeran aveva la mistica convinzione che parlare una lingua al giorno, o giù di lì, servisse a qualcosa. Nessuno era ancora riuscito a capire perché lo faceva. L'uomo, dall'alto dei suoi due metri e della sua serafica saggezza, evitava di farsi ammazzare per l'esasperazione solamente perché sapeva fare davvero tutto. Nessuno avrebbe ammazzato un compagno tanto valente, nonostante le sue bizzarrie.

E poi, a dire la verità, nessuno avrebbe seriamente ammazzato nessun altro: una buona metà di quei pirati si erano abituati alla clemenza predicata da Alexander, mentre l'altra metà aveva paura del capitano infuriato. La clemenza non impediva al capitano Redden di fare molto male, quando doveva mantenere l'ordine a bordo.

L'unica che si salvava sempre e comunque dall'ira del capitano era Miranda. Eccola lì, impegnata a ripulire le sue armi, tranquilla e solida come la più antica delle montagne. Miranda era una serva della famiglia dei principi Venner. Aveva scoperto la fuga del suo signore, aveva indagato meglio che le guardie del principe padre, e aveva scoperto dov'era finito Alexander. L'aveva seguito, invece di denunciarlo. Da dieci anni gli faceva da ombra, senza mai eccedere nel suo compito di protezione. Lasciava che Alexander entrasse nel suo letto (Hyacinth era uno dei pochissimi a saperlo), e lui era sicuro che alla fine, in qualche modo, quei due fossero arrivati ad amarsi molto profondamente. Ma era bene che il capitano non mostrasse troppo i suoi sentimenti, quindi quel qualcosa di tanto delicato rimaneva segreto e nascosto. Però Hyacinth era felice che esistesse, ed era felice di essere uno dei pochi a conoscere la verità.

Finalmente le incertezze sulla rotta parvero chiarirsi e Derek, al timone, virò verso Nord-Ovest, allontanandosi da Yedalis, e quindi anche da Nova. Dovevano portare Dorwen più lontano possibile dal Parlamento, giusto. Lungo la strada, poi, probabilmente avrebbero assaltato qualche nave e avrebbero dato ascolto a chi chiedeva loro aiuto, perché i pirati che seguivano il codice Redden non potevano rifiutare aiuto a coloro che imploravano. E Alexander non era un pirata, era un dannato cavaliere, ed era ancora un principe, nonostante fosse fuggito a cercare fortuna nel mare.

Saya uscì da sottocoperta, in quel momento, conducendo Mair Mevlar con sé. Strattonò il ragazzo e lo spinse vicino a Hyacinth.

- Ehi, senti, lo hai voluto a bordo, no? Occupati di lui. Sempre che tu non voglia occuparti del suo capo, in qualche modo.

- No, Saya. Non voglio nemmeno vederlo, il suo capo.

- Buon per te. Vrald gli ha portato da mangiare, prima, il generale l'ha offeso e lui gli ha rovesciato ogni cosa in testa.

- Mi fa piacere.

- Anche a me.- Rispose lei, e se ne andò lasciando lì Mair.

Già, ecco, Mair. Cosa gli era saltato in mente, di portarlo a bordo?

- E così sei nell'esercito reale, eh?- Domandò, incapace di sopprimere un risolino derisorio. Vide il ragazzo intristirsi e gli dispiacque, però era più forte di lui.

- Come tutti i figli che hanno avuto la sfortuna di non nascere per primi.- Borbottò il ragazzo, cupo.

- Tu che avresti voluto fare, invece?

- Non lo so. Non ci ho mai pensato.

- Pensaci da oggi in poi. E se davvero rimarrai nell'esercito, vedi di imparare a tenere una spada in mano. Io non sono poi un grande spadaccino, ma ti avrei sconfitto anche con un braccio rotto e un occhio bendato.

- Non vedo altre possibilità, se non l'esercito. Continuerò a difendere persone spregevoli come il generale Dorwen, perché questo è il mio dovere.

- E morirai ligio, ma triste.- Concluse Hyancinth. Lo disse per scherzo, ma il ragazzo abbassò la testa e fece una faccia desolata, come per dire che era proprio quella, la verità.

- L'unica alternativa che vedo sarebbe fare il pirata.

- Se vuoi...

- Ovviamente l'ho detto così, per dire!

Hyacinth tacque e si sedette per terra, appoggiando la schiena alla fiancata della nave. Chiuse gli occhi, avvertendo alcuni tiepidi raggi solari sul viso. Era stanco. Non aveva visto un letto neppure da lontano, quella notte. E nelle notti precedenti non era quasi mai riuscito a chiudere occhio.

Aveva pensato al generale Dorwen. Al suo anno di schiavitù. A quello che era e quello che non sarebbe potuto essere mai più.

- Il generale ha detto che eri sulla sua nave, tre anni fa.- Disse all'improvviso Mair. Hyacinth aprì gli occhi e vide che il ragazzo gli si era seduto accanto.

- Esatto.

- Sei uno dei servi che aiutò i pirati, quando lo attaccarono? Un marinaio mi ha raccontato che uno schiavo, un tipo che sembrava del tutto privo di energia, organizzò i servi e li mise contro il generale.

Hyacinth rise e si passò una mano sul viso e tra i capelli scompigliati. Era così che si costruivano le leggende.

- Non esageriamo. Non organizzai proprio niente. Mi schierai dalla parte dei pirati. Gli altri servi fecero lo stesso, una volta dato loro l'esempio.

- Tu... Tu eri lo schiavo? Tu sei stato... Insomma... Se fossi stato in te, io lo avrei ucciso, Dorwen.

- Fino a stamattina avevo una mezza idea di farlo. Ma non voglio essere come tutti gli altri, a Iria. Non voglio vendicarmi. Preferisco questo. Essere libero. Aspettare che qualcosa cambi.

- Aspettare che qualcosa cambi? Tu sei un pirata! Anche se qualcosa cambiasse, nel governo di Nova, tu rimarresti un fuorilegge ricercato con una condanna a morte sospesa sulla testa!- Si ribellò il ragazzo. Quel poco del militare di Nova che c'era in lui si doveva essere risvegliato tutto insieme in quel momento.

- Tu mi faresti uccidere, Mair, se avessi qualche potere a Nova? Sapendo come sono finito qui e tutto il resto... Mi condanneresti?

- Perché mi hai portato a bordo?

- Non lo so. Per distrarmi e non pensare al desiderio di vendetta, credo. Non mi hai ancora risposto, soldato di Nova.

Chiuse di nuovo gli occhi, vinto dalla sonnolenza e dalla dolcezza del sole. Ma rimaneva sveglio e attento, in attesa delle parole del ragazzo.

- Credo di no.- Rispose Mair, con un sospiro. - Sei una vittima.

- E da quel che hai visto tu, i miei compagni pirati non sono poi così terribili. Li condanneresti, se avessi potere? O li vorresti nella tua guardia personale, magari? Di sicuro saprebbero usare un'arma meglio dei tuoi uomini.

- Non sono terribili?- Piagnucolò il ragazzo. - Ma hai sentito come parlano?

Hyacinth scoppiò a ridere di gusto.

- E dai, Mair! La volgarità non è un crimine da punire con la morte!

- La poca igiene a volte sì.

- Oh, via, sii misericordioso con noi gentaglia!

- Comunque non penso che condannerei a morte nessuno, mai, se avessi qualche potere, a Nova.

- Bene. Allora studia per diventare giudice e inaugura una nuova stagione di giustizia clemente nel nostro povero arcipelago nelle mani dei prepotenti!

- Sembra facile, eh? Io non so nemmeno distinguere i prepotenti dalle brave persone. Idolatravo Dorwen, prima di conoscerlo davvero.

- Stai vicino al principe Johann e fidati di lui. Può sembrarti corrotto come tutti gli altri, ma è una brava persona.

- Molto capace, sì. Mi ha scelto come guardiano per Dorwen. Geniale.

Hyacinth trattenne un'altra risata.

Geniale, sì. Hai detto la parola giusta, ragazzo.

- Ehi. Gladd. Hai detto che Redden non è il vero cognome del capitano. Qual è?

- Credimi, se te lo dicessi non ci crederesti. Quindi è meglio che non te lo dica.

- Bene, allora rimarrò nell'esercito e vivrò per stanarvi e scoprire i vostri segreti!

- Qualcuno ci ha provato.

- Ed è morto?

- No. Si è unito a noi. Mi piacerebbe che tu facessi la stessa fine, sai? Mi piacerebbe che ti unissi a noi, sì. Perché sei onesto.

Questa volta fu il ragazzo a ridere di gusto, cogliendo Hyacinth di sorpresa.

- Che razza di pirata sei, tu, che vorresti a bordo un tipo onesto?






Epilogo – Il potere fuorilegge


Johann fu accolto al palazzo dei Reglann da due servitori che gli tolsero il mantello, poi fu accompagnato da un terzo nella sala d'attesa degli ospiti importanti, dove tre ragazze gli offrirono da bere e da mangiare. Un valletto molto giovane e ossequioso lo fece salire al piano superiore e finalmente lo lasciò nelle mani della serva personale della figlia del conte.

- Benvenuto, principe.- Lo salutò lei, con un sospiro. - Pensavo non saresti venuto più.

- Io pensavo che non ce l'avrei fatta più a raggiungerti, Melenn!- Protestò lui. - Quanti convenevoli deve subire un povero principe per andare a trovare un'amica?

La bella Melenn rise, poi gli tese la mano e lui fu pronto a raccoglierla nella sua. Era una mano screpolata da lavoratrice, piena di cicatrici, con le unghie sempre spezzate e irregolari. Era una mano splendida da stringere.

- Sei venuto a trovare Magdalen, allora. Sei fortunato. C'è anche la principessa Carla, con lei. Le tue promesse spose insieme.

- Non scherzare su questa faccenda. Non tu, almeno. E poi lo sai che non sono venuto solo per loro.

- Ah no? E per che cosa, allora?

- Per te, prima di tutto.- Rispose lui. Le scostò un ciuffo arancio dalla fronte e glielo spostò delicatamente dietro un orecchio.

- E piantala di fare il galante con una serva, principe.

- Non è galanteria, Melenn!

- Come no. Forza, andiamo dalle nostre signore. Ognuno ha un pezzo di storia da raccontare e tutti vogliono conoscerla per intero.

Johann la seguì di corsa fino alla camera di Magdalen, in cima alla più alta delle torri del palazzo sul mare. Dicevano che il padre l'aveva relegata lassù per segregarla da tutti ed evitare che la sua pazzia avesse qualche conseguenze, ma la verità era che la ragazza stessa aveva preteso per sé quella camera.

Da nessuna altra stanza del palazzo si poteva accendere un lume alla finestra, per segnalare pericoli o buone notizie alle navi - a una nave.

Le stanze di Magdalen erano piccole, accoglienti e non troppo affollate di oggetti inutili. Johann era sempre felice di essere accolto dalla giovane. Quando Melenn aprì la porta della sua signora, Johann trovò la figlia del conte seduta sul letto, insieme alla principessa Carla. Quest'ultima si era tolta la parrucca color oro pallido e tutti gli ornamenti che le erano imposti: il viso severo della ragazza era incorniciato da un ammasso di capelli crespi biondo scuro, senza capo né coda. Però Johann dovette ammettere che era molto più vitale, spontanea e quasi bella, in quel modo.

- Finalmente!- Lo salutò Carla, ansiosa. - Allora? Abbiamo avuto solo qualche notizia confusa! Dicono che la seduta in Parlamento di ieri sia andata bene... per noi.

- Senza Dorwen, la sua fazione aveva ben poco potere.- Spiegò Johann, sedendosi su un divano davanti alle ragazze, mentre Melenn serrava la porta e poi andava ad accomodarsi vicino a lui. - La sua legge non è passata. Niente tasse per i mercanti comuni, niente vantaggi per i mercanti reali. Ce l'abbiamo fatta.

Carla emise un piccolo grido di trionfo, mentre Magdalen si limitò a stringere le mani dell'amica.

- Inoltre pare che stamattina alcuni pescatori abbiano raccolto una barchetta con due persone a bordo.- Continuò Johann. - Il generale Dorwen e quello scemo di Mair Mevlar.

Carla batté le mani per la gioia.

- E' stato un colpo di genio, quello di avvisare tuo fratello Alexander!- Esclamò la principessa. - E ancora di più affidare la protezione di Dorwen a Mair Mevlar. Dorwen non sapeva certo che gli avevi messo sulla nave un incapace totale.

- Già. Ringraziamo la divinità per avermi ispirato!- Disse Johann, ridendo. E mentre lo diceva, capì che di sicuro esisteva una qualche divinità (che non si chiamava Pace Suprema e non era una vecchia vestita da uomo condiscendente con i sovrani di Nova), e che tutto sommato, forse, voleva il bene dell'arcipelago e in qualche modo vegliava su di loro.

- Spiegatemi bene com'è andata.- Chiese Carla. - Johann ha scritto le indicazioni su un libro, lo ha affidato a Melenn e lei l'ha dato a Magdalen. E poi?

- Quando ho capito di cosa si trattava, ho mandato Melenn a farmi una commissione.- Spiegò Magdalen. - E lei ha lasciato il libretto alla locanda di Lena, dove Alexander e i suoi vanno quasi ogni settimana, quando sono in zona, per ricevere messaggi e informazioni.

- Lena in seguito mi ha detto che nel giro di pochi giorni era riuscita a consegnare il libretto direttamente nelle mani di Alexander e di Hyacinth.- Aggiunse Melenn. - I tempi sono stati perfetti. E anche loro sono stati davvero ineccepibili. Si sono tenuti quella merda di un generale per tutto il tempo necessario perché non facesse danno!

- Confesso che ho temuto per lui.- Disse Johann. - Voglio dire, non che mi importi più di tanto di Dorwen. Ma mi avrebbe seccato averlo sulla coscienza. Insomma, se fossi stato nei panni di Hyacinth Gladd, non so cosa avrei fatto. Penso che lo avrei ucciso, probabilmente.

- Gladd è un uomo raro. Serio e coscienzioso.- Sentenziò Carla, toccata sul vivo dalle parole di Johann.

- Certo, non lo metto in dubbio.- Le rispose, trattenendo un sorriso.

Erano proprio un bel gruppo di pazzi, loro. Lui, che si ostinava a corteggiare una serva. Carla, con la sua cotta per un pirata. Magdalen, che si fingeva pazza perché in realtà avrebbe voluto unirsi alle monache seguaci di una strana e mite religione pacifica, a Yedalis.

Senza dimenticare poi il più sfacciato: suo fratello maggiore, Alexander Venner, che aveva lasciato le responsabilità di principe per fare l'avventuriero.

E tutti insieme avevano la pretesa di incidere almeno un po' sulla storia dell'arcipelago di Iria. Tre nobili senza valore, una serva e una nave di pirati.

- Che tempi sono, questi, dove i signori hanno bisogno dell'aiuto di pirati, per portare un po' di giustizia nella loro terra?- Mormorò Magdalen.

- I nostri.- Rispose Johann. - E quello che possiamo fare, lo faremo, non importa come.

Magdalen sorrise, rasserenata. Si alzò dal letto e andò alla finestra, per aprire un baule lì vicino. Ne trasse fuori una lanterna piuttosto grande, con i vetri rossi, e la posò sul davanzale.

- L'accenderò stanotte.- Disse. - E la terrò accesa per tutto il mese. Se passeranno da qui la vedranno.

- E capiranno.- Concluse Carla. - Che noi siamo con loro.