III – Drastico cambio di prospettiva


La sconfinata ammirazione di Mair Mevlar per il generale Allan Dorwen era svanita più o meno al terzo giorno di navigazione. Prima il ragazzo aveva sempre visto l'uomo come una sorta di vetta inarrivabile a cui tutti i giovani nobili e tutti i guerrieri avrebbero dovuto tendere. Una persona seria, capace, scaltra e abile in tutte le situazioni. Una colonna del regno di Nova, un esempio per l'Unione, un modello e un maestro per tutti.

Pochi giorni, e quell'essere venerato si era trasformato agli occhi di Mair in un capo iroso, prepotente, crudele quando non era necessario, abituato a tutte le comodità possibile e disgustoso con le donne.

Non che ci fossero donne a bordo. Ma ogni discorso del generale finiva per evocarle, in modi che Mair avrebbe voluto cancellare per sempre dalla sua memoria.

Sulla nave del generale c'erano cinque servi, dei quali solo due incaricati di gestire la merce: gli altri tre, tutti giovanissimi, spauriti e praticamente muti, dovevano occuparsi di ogni capriccio del loro signore. Dorwen gli aveva rivelato che voleva i suoi servitori personali in quel modo proprio perché era semplice spadroneggiare su di loro e averli completamente obbedienti e privi di problemi. Poi c'erano i marinai, il capitano, il timoniere e un esperto di rotte e navigazione. Erano i fedelissimi di Dorwen e sembravano non solo gradire i discorsi e i modi del generale, ma anche condividerli, quando ce n'era occasione. Infine c'erano alcuni schiavi, gente che Dorwen naturalmente trattava peggio che l'ultimo stupido granello di polvere della nave. Erano tutti prigionieri di Nova, accusati di piccoli crimini, e la loro sorte di sicuro era stata molto peggiore di quella di tanti loro compagni, magari condannati alla prigione a vita o alla morte.

Mair avrebbe preferito mille volte morire, piuttosto che finire a servire il generale Dorwen.

I guerrieri portati da Mair erano un po' meno scandalizzati, ma condividevano con lui lo sdegno verso Dorwen e la sua gente. Erano pur sempre ragazzi di buona famiglia, con una certa educazione. Del genere di persona che Mair apprezzava. Ecco, se Mair avesse potuto ridisegnare il mondo, avrebbe eliminato ogni ignoranza, maleducazione, sporcizia e volgarità, e l'avrebbe riempito di belle persone, con un bell'aspetto e una bella intelligenza. E anche un bell'eloquio, sì, e avrebbe cancellato quella valanga di insopportabili volgarità che Dorwen stava vomitando dalla sua infame boccaccia proprio in quel momento...

- Allora, Mair! Hai visto? La transazione a Yedalis è andata bene, e che vadano a farsi fottere quei figli di puttana di tutti i pirati dell'arcipelago! Quell'idiota di Johann ti ha spedito qui per starmi attaccato al culo e controllarmi, ci scommetterei. Chissà, forse sospettava che fossi un traditore, un doppiogiochista o un ribelle. Io! Come se fosse vantaggioso ribellarsi a un regime che ti permette di essere più che un nobile o un guerriero...

Dorwen gli batté una mano sulla spalla e Mair desiderò che un'onda formidabile sorgesse dal mare e salisse a ingoiare quell'uomo odioso.

- A Nova, Mair, uno come me è un dio. E se sarai accorto e intelligente, magari potrai diventarlo anche tu, col tempo.

Poi l'uomo si allontanò, imponente e impettito, con i suoi capelli rossi che svolazzavano ovunque, e Mair spazzolò con forza la sua casacca bianca nel punto in cui era stata profanata dal tocco di Dorwen.

Che schifo. Che immenso schifo di uomo!

Si consolò ricordando i pettegolezzi su di lui che aveva sentito in quei dieci giorni sulla nave. I servi e i marinai si lasciavano sfuggire cose, che lui aveva sempre colto e ponderato. Se inizialmente gli erano sembrati vaneggiamenti e calunnie, aveva finito non solo per crederci, ma per pensare, anzi, che fossero solo le versioni edulcorate di ciò che Dorwen aveva commesso davvero.

Si parlava in lungo e in largo delle sue donne: quelle vere, quelle inventate, quelle felici di concederglisi e quelle, più numerose, che avevano dovuto subire la sua compagnia, magari per procurare qualche favore alla propria famiglia in miseria. Si raccontavano di scatti d'ira di proporzioni spaventose, spesso a spese dei servi. Si narravano episodi terribili di maltrattamenti nei confronti degli schiavi, cose fatte per puro divertimento.

La cosa peggiore però l'aveva detta uno dei marinai, con tono leggero e casuale, senza pensarci troppo.

E non è nemmeno il peggio che si aggira nella corte di Nova!

Se non era Dorwen il peggiore, che altro poteva esserci, in quella corte che Mair aveva promesso di onorare e servire per tutta la vita, come militare?

- Se passiamo questa notte, saremo a posto.- Borbottò uno dei marinai, transitandogli accanto e strappandolo ai pensieri cupi.

- Perché?

- Perché saremo troppo vicini alle coste per i gusti dei pirati. Io c'ero, tre anni fa. La situazione era più o meno questa: di ritorno da un viaggio fatto per motivi commerciali, con la nave carica e l'umore alto, ci imbattemmo nella nave del capitano Redden a una notte da casa.

- Alexander Redden, il criminale che infesta i sogni del principe Johann e di mezza corte di Nova da quasi dieci anni?- Chiese Mair, con un brivido di timore e quasi reverenza nella voce. Se ne sentivano tante, sui pirati, ma Redden era uno di quelli di cui si parlava di più, per un motivo molto semplice: non avevano mai preso né lui né uno solo dei suoi uomini.

- Lui.- Confermò il marinaio. - Fu una disfatta. Redden e i suoi sono scaltri. Ma ci fu anche un altro fatto. Uno degli schiavi, anche lui un prigioniero... Ah, non avresti detto che fosse capace di far altro che strisciare... Non credo di averlo mai sentito aprir bocca, sulla nave, se non per piangere. Beh, quel tipo fece ribellare i servi e gli altri schiavi. Si misero dalla parte dei pirati. Diedero fuoco alla nave. Razza di traditori!

- Chi si metterebbe dalla parte dei pirati?

- Uno che non ha onore e ha paura di morire.- Rispose il marinaio. - Se ne andarono tutti con Redden, dopo.

- E voi come avete fatto a sopravvivere?

L'uomo scosse la testa e allargò le braccia.

- Non ho mai capito perché non uccisero i sopravvissuti allo scontro. Ci ripulirono di tutto, tutto quanto. Il capitano prese a pugni Dorwen, ma non lo ammazzò. Ci scaricarono sulla spiaggia di Veredria, l'isola penitenziario, e se ne andarono. Pazzi come nessun altro, quelli!

- Singolare conclusione per un arrembaggio di pirati.- Ammise Mair. - Redden ha fama di essere temibile. Perché pensi che vi abbia risparmiati?

- Non lo so e non m'importa. Sono fortunato a essere vivo e questo mi basta.

Il marinaio se ne andò e Mair rimase a meditare sul quel bizzarro racconto. Il cielo si fece azzurro e poi blu scuro, la notte ingoiò la nave e Mair rabbrividì, pensando che le luci rassicuranti della costa erano ancora tanto, tanto lontane.

Quando qualcuno - uno dei marinai, probabilmente - lanciò l'allarme, Mair stava dormicchiando nella sua cabina, e inizialmente pensò che si trattasse di qualche raduno sguaiato degli uomini, sul ponte, che ingannavano il tempo raccontandosi cose irripetibili.

Poi colse qualcosa, nel grido ripetuto. La sensazione del pericolo. Un brivido lo congelò completamente, mentre il cuore cominciò a correre più velocemente del normale.

Lui era un militare. Non poteva spaventarsi in quel modo!

Cercò di riprendersi, di calmarsi. Si guardò allo specchio, per imporsi di assumere un'espressione da persona matura e capace di gestire qualsiasi situazione. Gli rispose lo sguardo miserevole di un ragazzino di diciotto anni, i corti capelli color sterpaglia sparati ovunque e gli occhi scuri sgranati e colmi di terrore.

- Qualunque cosa accada, mi farò onore!- Esclamò davanti a se stesso, e riuscì a farsi pena da solo.

Lui non era mai stato sul campo! Aveva sempre combattuto solo negli allenamenti e durante i tornei! Perché il principe Johann aveva mandato proprio lui e il suo manipolo di novellini?

Le grida sul ponte si moltiplicarono, dipingendosi di vari colori: paura, rabbia, allarme, disperazione...

Doveva andare. Era lì per quello.

Ah, ma che i pirati se lo prendano, quell'infame di Dorwen!

Dorwen poteva anche essere l'uomo peggiore del mondo, ma il suo dovere di militare era chiaro. Doveva uscire. Uscire da lì. Subito. E lanciarsi nella mischia con la spada sguainata e...

La porta della cabina si spalancò alle sue spalle. Mair afferrò la spada posata sul letto e si voltò di scatto, caricando senza nemmeno guardare in faccia l'avversario.

- Ehi, moccioso, ma la sai usare, quella?- Gli gridò un tipo biondo, magro e scattante, abbassandosi in tempo per non beccarsi il colpo in faccia.

- Sei un pirata?- Urlò Mair, prendendo una boccata d'aria e raccogliendo tutto il poco coraggio che riuscì a trovare.

- Sì. Ma se smetti di agitare la spada in quel modo, giuro che non ti ammazzo.

Mair si sentì punto sul vivo da quelle parole irriverenti. Strinse i denti e si gettò contro il pirata, praticando una delle mosse che aveva studiato e che ricordava meglio. La mossa funzionò: l'uomo perse l'equilibrio per un attimo e dovette indietreggiare, mettendo in atto una difesa goffa per non essere colpito alla spalla. Mair sorrise: non era un cattivo inizio!

- Perché avete attaccato la nave?- Gridò il ragazzo, mettendosi in posizione di attacco e preparandosi a colpire di nuovo.

- Perché siamo pirati?- Rispose il tipo, ridendo. - Dai, onestamente da un membro della guardia reale di Nova mi aspettavo più acume.

- Dannato fuorilegge!- Gridò Mair, attaccando senza preoccuparsi di tenere d'occhio i movimenti dell'altro. Il colpo fallì del tutto, e il pirata ebbe addirittura il tempo di attaccare a sua volta e di fargli uno sgambetto. Mair cadde a terra con ignominia, ma c'era un lato positivo: aveva evitato il fendente.

- Ah!- Esclamò, rialzandosi. - Sei proprio stupido, tu! Prima mi colpisci e poi mi butti giù, evitandomi il tuo stesso colpo!

- Si chiama pietà per i bambini, sai.- Sospirò il pirata, puntando la spada a terra e appoggiandovisi contro. - Dimmi: chi diavolo ti ha arruolato? Dorwen in persona? Deve essere diventato completamente imbecille. Anzi, più imbecille di quanto non fosse già.

- E' stato il principe Johann Venner in persona ad assegnarmi il compito di difendere questa nave!- Strepitò Mair, con tutto l'orgoglio di cui era capace. Non si aspettava certo una risata da parte del pirata, come risposta.

- Oh, ma allora è tutto chiaro!

- Osi mancare di rispetto al principe, razza di malvivente?

- Senti, bambino. Il tuo eloquio rifinito non funziona, per offendere la gente. Meno che mai un pirata. Quindi smettila. E lascia andare anche la spada, d'accordo? Non voglio farti del male. Sì, siamo qui per fare del male a qualcuno, ma non a te.

- Se avete intenzione di uccidere il generale Dorwen allora dovrete vedervela con me, perché io sono stato arruolato per difenderlo!

- Per favore...

Mair lo ignorò e gli si slanciò contro, approfittando di quel momento in cui l'uomo non stringeva l'arma, per mirare al petto.

Un attimo dopo era a mani vuote e aveva la manica destra della divisa bianca macchiata di sangue.

- Scusa.- Disse il pirata, rinfoderando la spada. - Non dire che non ti avevo dato una possibilità.

Poi lo prese per un braccio, con la mano sinistra, e lo trascinò via, tenendolo con una presa incredibilmente forte per la costituzione esile dell'uomo.

- Che vuoi fare?- Mair tentò di ribellarsi e sfuggirgli, ma l'uomo tirò fuori un pugnale chissà da dove e glielo puntò alla gola.

- Voglio fare una buona azione.- Rispose il pirata, con un sorriso enigmatico.

Sotto la minaccia del pugnale e degli occhi verdi sfrontati dell'uomo, Mair tacque e si lasciò condurre sul ponte.

Non c'era nessuno che non fosse legato o sotto la minaccia di un'arma. Pochi erano sanguinanti, sia tra i prigionieri che tra i pirati. Questi ultimi erano in numero minore rispetto ai membri dell'equipaggio di Dorwen, eppure avevano preso il controllo della nave.

- Cos'hai raccolto, Gladd?- Domandò uno di loro, un uomo alto e robusto che portava i capelli neri raccolti in una lunga coda e indossava un'ampia giacca rosso scuro. Aveva qualcosa di vagamente familiare, quell'uomo, ma non era certo il momento di fermarsi a frugare nella memoria per scoprire quella somiglianza.

- Un membro della guardia speciale che il principe Johann Venner in persona ha assegnato al generale, capitano.

L'uomo alto in rosso fece una specie di risata e gli si avvicinò.

- Mair Mevlar.- Disse.

- Come conosci il mio nome, pirata?- Sputò il ragazzo, deciso a difendere quel poco di dignità che gli restava.

- Iria è anche casa mia.

- Non lo è! Tu sei un ladro e un assassino che infesta i mari dell'arcipelago. Come ti permetti di chiamarlo casa tua?

Il capitano fece di nuovo quella strana risata, solo che questa volta suonò quasi malinconica e disturbante.

- Non parlare di cose che non sai, ragazzino. Bene. Sono felice di incontrarvi di nuovo, dopo tre anni, generale Dorwen.- Disse il capitano, facendo una specie di inchino derisorio al generale prigioniero.

Così quello era Alexander Redden, capì Mair. E dopo tre anni era tornato, come una maledizione, ad assalire la nave del generale.

- Vedo che ti porti dietro ancora la feccia che raccogliesti dalla mia nave tre anni fa.- Rispose Dorwen, inginocchiato con le mani legate dietro la schiena. Indicò con un cenno della testa l'uomo biondo che teneva Mair prigioniero.

- Già. Sai, per tutta la mia vita ho sempre trovato tesori, tra gli scarti dei nobili.- Rispose il capitano Redden. - Lui non fa eccezione. Beh, mi sono già stufato di parlare con te. Sei noioso e inutile come tre anni fa. Noi invece non siamo noiosi, e faremo qualcosa di veramente divertente.- Si rivolse ai suoi uomini, indicando i prigionieri con un gesto imperioso della mano.

Mair rabbrividì e fu colto dal tremito. L'uomo che lo teneva fermo rise sommessamente.

- Non morirai, se è quello che temi.

- E gli altri?

- Sai perché il nostro capitano si chiama Redden?- Rispose il pirata biondo, con un sospiro esasperato.

- Non è il suo vero nome?

- Proprio per niente. Redden è una specie di nome in codice, assunto da quei capi che decidono di abbracciare un codice speciale di pirateria. Che include molte regole piuttosto divertenti e insolite, per i furfanti di mare. Ma noi siamo i suoi uomini, quindi se a lui piace di non ammazzare inutilmente, fuori dai combattimenti, noi obbediamo.

- Voi non uccidete i prigionieri perché il vostro capitano segue un codice speciale?

- Ripeti sempre tutte le cose che impari? Perché in tal caso, mi sento fortunato nel non essere il tuo maestro.

Mair trattenne una rispostaccia: in fondo aveva pur sempre un pugnale alla gola. Osservò i pirati, mentre legavano tutti i prigionieri [a qualcosa di stabile]. Lasciarono da parte uno dei soldati di Mair: lo legarono senza troppo impegno e lo misero a sedere per terra, intimandogli di non si alzare.

L'unico a non essere assicurato alla nave fu Dorwen.

- Lui ce lo portiamo dietro.- Annunciò il capitano. - Insieme alla merce e a un po' di cosine che ci piaceranno, nella vostra nave.

- E me?- Mormorò Mair.

- Possiamo portare anche lui?- Chiese il pirata biondo al capitano.

- A quale scopo?

- E' un tipo simpatico. Gli farà piacere passare del tempo sulla nostra nave. Lo scaricheremo da qualche parte, lungo il tragitto. Imparerà qualcosa.