II – Il nemico decide la rotta


La canzone era splendida e straziante come l'alba rossa e la distesa infinita del mare di fronte a lui. Appoggiato allo scoglio, scalzo e disarmato (anche se la spada era lì, sufficientemente vicina perché potesse raggiungerla in un secondo), si concedeva uno di quei momenti rarissimi di libertà da tutto: dagli uomini, dai pensieri, dalla sua stessa vita. La natura attorno a lui gli offriva tutta la sua bellezza, come la più fascinosa delle amanti, e la voce tenorile chiara e sicura, poco distante, raccontava di meraviglie e devastazioni, con tutta la dolcezza del mondo.

Lui restava immobile e privo di pensieri.

Fino al termine della canzone almeno voleva essere solo una creatura senza nome.

La canzone finì, come tutte le cose belle. E lui riprese la spada e gli stivali, e con quelli anche il suo nome e il suo ruolo di capitano. O meglio, di capo di un branco di avventurieri senza futuro. Che amavano darsi il nome di pirati, quando erano particolarmente allegri.

Ma andava bene in quel modo. Non avrebbe desiderato niente di meglio, ed essere chiamato capitano da loro gli piaceva.

- Allora, andiamo ad ammazzarci verso Yedalis?- Domandò il cantante, alle sue spalle, col suo solito tono spensierato. Di prima mattina era terribilmente irritante.

- Era così bello, quando cantavi e non parlavi.

- Così sono e così mi tieni. Rispondimi. Facciamo vela verso Yedalis?

L'uomo gli si sedette accanto. Lui gli rivolse appena un'occhiata, poi riprese a guardare il mare, ignorandolo.

- Alex. Andiamo a Yedalis?

- E' mattina, Gladd. I tuoi privilegi sono finiti e sei feccia come tutti. Devi chiamarmi capitano.

- Sì, beh, e posso aggiungere di cosa sei capitano, secondo me?

- Di un sacco di merda. Di cui tu fai parte.- Alexander si alzò in piedi e diede un calcio leggero all'altro, facendogli perdere l'equilibrio e mandandolo a gambe all'aria. Non che fosse una cosa difficile, vista la poca massa del suo secondo.

- Senti, se davvero andiamo a Yedalis per un certo motivo, sono io, che dovrei essere incazzato.

- Perché ti porto a incontrare di nuovo il tuo peggior incubo?

Gladd fece una faccia seria e si rialzò con un balzo agile, senza dire altro. Alexander pensò che, come al solito, era bravo a misurare la forza di un calcio dato per scherzo, ma non delle sue parole.

Ma era normale. Era un pirata, non un diplomatico o un prete.

- Il mondo non è certo gentile, Gladd. Pensavo che tre anni di vita con noi ti avessero reso un po' meno delicato.

- Piantala, Alex.

- Capitano.

- Adesso ti dico dove devi andare, capitano...

Alexander finse di volerlo colpire con un pugno e Gladd lo intercettò, bloccandogli la mano.

- Almeno sei sveglio.- Commentò il capitano, sorridendo. - Muoviti. Ho bisogno di te. Questa faccenda non sarà semplice. Dovremo organizzarci bene. Se le cose andranno come devono andare, poi, avremo tutto il guadagno possibile. Ma ci sarà da lavorare.

- Tutto il guadagno possibile.- Commentò Gladd, finalmente tirando fuori la sua abituale faccia rilassata e divertita. - Soldi, onore e soddisfazione nell'aver preso a calci in culo i nostri amorevoli signori. Meglio di così...

- Per te, poi, ci sarà anche qualcosa in più, se vorrai.

- Ah sì? Mi lasceresti ammazzare quel verme? Dubito che gli ordini siano quelli...

- Io non seguo gli ordini di nessuno. Semmai accetto consigli. Ma alla fine decido io. Se vorrai...

Gladd rise e scosse la testa, tenendo per sé qualsiasi pensiero gli fosse passato per la mente in quel momento.

- Muoviamoci.- Alexander si incamminò in fretta, preferendo saltare tra gli scogli invece che scendere sulla spiaggia e percorrere la strada più lunga e semplice fino all'insenatura di Yawa, dove li attendeva la nave.

- Muoviamoci per davvero, capitano, o non ce la faremo mai. La soffiata ci ha messo fin troppo, ad arrivarci. Abbiamo una settimana per raggiungere la nostra preda.

- Ce la faremo. Conosciamo questo sputo di mare con un po' di terra in mezzo meglio di chiunque altro.

Sentì Gladd che rideva sommessamente, alle sue spalle. Gladd rideva per tutto. Rideva in quel modo cortese e mai sguaiato, che denotava due cose: una certa moderatezza intelligente e il fatto che non fosse nato tra la gentaglia, come il resto dei loro uomini. Neppure Alexander era nato povero e diseducato, e solitamente preferiva la gente semplice a quelli più ricchi e rifiniti. Ma Gladd era una cosa a parte.

- Uno sputo di mare, capitano? Solo tu sei tanto megalomane da sminuire così l'arcipelago e pensare di esserne il re.

- Un giorno vi ritroverete a navigare oltre il Confine Sud-Est, oltre la terraferma di Elindya, e poi oltre ancora. Ve l'ho promesso e vi ci porterò.

L'insenatura di Yawa era sotto di loro: dovevano scalare un breve tratto di rocce appuntite e sdrucciolevoli, per calarsi nella mezzaluna di mare che ospitava il loro galeone. I suoi uomini avevano preparato ogni cosa per la partenza all'alba, secondo gli ordini. Alexander sorrise, compiaciuto. Sapeva di avere potere, ma ogni piccola conferma di esso lo rassicurava.

Ora doveva solo scendere...

- Un giorno mi spiegherai perché ti ostini a passare da qui, capitano.

- Un giorno ti ucciderò perché hai parlato troppo.

- O perché so troppe cose?

Alexander si voltò per lanciare uno sguardo seccato al suo secondo. Ma Gladd aveva perfettamente ragione, ne era consapevole.

- Vai avanti.- Disse, azzardando un'occhiata nel vuoto. Se non avesse avuto qualcosa da dimostrare agli uomini, giù nella nave, non avrebbe mai osato prendere quella strada. Mai. L'altezza gli falsava le percezioni e gli agitava lo stomaco. Ma non si poteva permettere debolezze di alcun genere. Una semplice manifestazione di spavalderia come la discesa per una via disagevole poteva servire a rafforzare la solidità del suo ruolo di capo.

- Vado avanti.- Gladd si chinò e cominciò a scendere, braccia e gambe magre agili come quelle di un animale perfettamente abituato a quell'ambiente. Alexander attese qualche momento, poi si affacciò: vide i riccioli biondi di Gladd e le sue mani lunghe saldamente aggrappate alla roccia. Poi l'uomo sollevò il viso e gli sorrise.

- Vieni. E sappi che la terra è molto più vicina di quel che sembra alla tua mente.

Alexander non rispose: si mise a discendere con tutta la calma di cui era capace, cercando di non darla vinta al terrore che gli bloccava il respiro e lo faceva tremare. Aveva temuto le altezze fin da bambino, e quando era fuggito di casa per unirsi alla vita degli avventurieri di mare aveva sempre saputo che quel difetto gli avrebbe portato guai. Così aveva deciso di nasconderlo e rinnegarlo, nella speranza di vincerlo, prima o poi.

- Ci siamo. Adesso salto giù.- Lo informò Gladd, più in basso. Il suo secondo era l'unica persona a conoscenza del vergognoso segreto del capitano. A detta di Gladd la cosa non era poi nemmeno tanto vergognosa. Ma Gladd aveva una tolleranza infinita di tutto e di tutti. E Gladd non era per davvero un pirata.

Alexander sentì il suono rassicurante di un balzo finito bene. Scese ancora, ignorando il tremito alle mani, e si lasciò andare. Atterrò malamente, facendo troppa forza sulle ginocchia. Gladd non si mosse per aiutarlo: glielo aveva proibito, non c'era bisogno che si facesse vedere bisognoso di supporto in quelle situazioni. Gladd ripeteva sempre che probabilmente ormai l'avevano capito tutti, ma Alexander era certo di no. Quasi certo. Insomma, non era un problema.

I due uomini raggiunsero la nave. A riva c'erano cinque persone radunate attorno a ciò che restava di un piccolo fuoco. Miranda scattò in piedi appena li vide e andò verso di loro. Aveva i lunghissimi capelli neri ancora sciolti sulle spalle e non portava armi. Avrebbe assunto la sua identità di guerriero più tardi, sulla nave.

- Allora?- Domandò, offrendo loro due tazze fumanti di caffè corretto con qualcosa dal forte odore di alcol. Alexander rise e accettò il dono.

- Accetto donne a bordo perché ci facciano riguardare, non perché ci avvelenino di prima mattina.

- E' di buon augurio per la partenza.- Ribatté lei. - Hai avuto notizie, capitano?

- Ha avuto ordini.- Rispose Gladd, a mezza voce, bevendo un sorso di caffè.

- Vedi di non dire mai più una cosa del genere di fronte a tutti gli altri.- Intimò Alexander. - Non farmi arrabbiare.

- Gli ordini dicono che dovremo andare verso la terra dell'abbondanza, per beccare un vecchio amico che torna a Nova carico di cose preziose.- Disse Gladd, ignorando del tutto il richiamo di Alexander. - Possiamo dire di no a una simile proposta?

- Non possiamo.- Miranda scosse la testa, con l'aria di chi sa fin troppo. - Si parte adesso? In direzione Yedalis?

- Un capitano pirata dovrebbe avere ai suoi ordini solo gente stupida.- Borbottò Alexander. - Forza, andiamo. Siamo già in ritardo. Dovremo volare sull'acqua.

Raggiunsero gli altri attorno al fuoco. C'era Saya, la più giovane dell'equipaggio, che nel corso della notte si era di nuovo tagliata i capelli neri (con qualche strumento poco adatto allo scopo), e pareva sempre di più un moccioso, con il muso da topo che si ritrovava e le ossa che sembravano spuntarle fuori dalle spalle. Anna, alta e sgraziata, spuntava da dietro un'enorme mappa delle terre di Elyndia. Alexander era solito sfotterla per il fatto che sognasse su quella mappa di luoghi distanti e incerti. La verità era che gliel'aveva regalata lui. Anna gli rispondeva a tono, ma non rivelava l'origine del dono solo perché sapeva che erano pochi, gli avventurieri e i pirati che accettavano donne a bordo. Soprattutto, donne con incarichi delicati come quello di studiare le rotte. Ma nei suoi dieci anni di pirateria Alexander non aveva mai trovato nessuno intelligente e acuto di memoria come quella donna.

Neeran li salutò con un borbottio nella lingua di Reanys. Alexander gli indicò con un cenno la fasciatura rozza che aveva sul braccio sinistro. L'uomo sciolse le fasce e mostrò la pelle scura segnata da una ferita quasi del tutto rimarginata.

- Bene.- Commentò Alexander. Era un po' seccato dal fatto che Neeran non avesse voglia di parlare la lingua comune, in quei giorni. L'importante era che facesse quel che doveva nel momento giusto. Era un tipo fidato, con tutte le sue stranezze.

- Due giorni di assenza per un'informazione?- Domandò una voce spettrale, proveniente da una macchia scura sotto la tesa immensa di un cappello verde.

- Hai qualcosa da ridire al riguardo?- Alexander si chinò minaccioso sull'uomo e spostò il cappello, abbastanza da incrociare gli occhi verdi e poco amichevoli dell'uomo. Quello scostò dalla fronte un ciuffo sporco e spettinato di capelli rossicci e si rimise il cappello com'era prima.

- Scusa, capitano. Niente da ridire.

- Bene, Ember. Andiamo, non c'è tempo da perdere.

Salirono a bordo della Arkhel, dove gli altri membri dell'equipaggio erano già del tutto attivi. Alexander si domandò se non avrebbe fatto meglio ad arruolare qualcun altro. Erano in pochi e a malapena riuscivano a gestire la nave, la navigazione e ogni eventuale avventura incontrata nel corso del viaggio. Erano i soliti, quelli che lo seguivano sempre, la maggior parte di loro da dieci anni, dall'inizio. Magari avrebbe avuto bisogno di qualcuno dei mercenari che si portava dietro di volta in volta. Però conosceva abbastanza bene le forze dell'avversario che si apprestavano a catturare: potevano farcela anche in quel numero ridotto.

- Dove andiamo, capitano?- Domandò Derek, che si ergeva nella sua straordinaria altezza dietro al timone.

- Yedalis.- Rispose Alexander. - E di corsa.

- Da che parte vuoi passare, capitano?- Chiese Anna. Aveva messo via la sua mappa delle terre sognate e ne aveva recuperata in fretta una più utile, ma in realtà sapeva a mente tutto quel che c'era bisogno di sapere.

- Dobbiamo raggiungere la zona Ovest. Stando alla soffiata, la nave di quel bastardo lascerà Yedalis tra quattro giorni al massimo. E non possiamo permetterci di attaccarlo troppo vicino alle coste. Non è il nostro territorio.

- Quindi bisogna arrivare a Yedalis in tre giorni.- Concluse la donna. - Se ci teniamo abbastanza prossimi alle coste, ma non così tanto da finire nelle zone di pattuglia delle navi reali, ce la possiamo fare.

- Tenerci prossimi alle coste senza finire nelle zone di pattuglia è un bel sogno.- Notò Ember. - E' così importante, questo bastardo che dobbiamo acchiappare?

Alexander annuì e ignorò il commento dell'uomo, tornando a rivolgersi verso Anna.

- Dici che ce la facciamo, in tre giorni?

- Ma sì. Al massimo dovremo ammazzarci con una o due navi della pattuglia reale. Sono i soliti idioti. Un sacco di spadine scintillanti e niente palle.

- La rotta è decisa. Spiegala a Derek, e vediamo di partire nel giro di poco.

- Capitano, non vuoi dirci a chi diamo la caccia?- Insisté Ember, alle spalle di Alexander.

L'uomo si voltò: c'era tutto il suo equipaggio radunato. Allora si concesse un mezzo sorriso.

- La nostra preda è la bella nave piena di cose preziose del generale Allan Dorwen.