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La corte fuorilegge



I – Lode alla Pace Suprema


La celebrazione finì con il solito inno che ormai da quattro secoli accompagnava i momenti solenni dell'Unione. Quella mattina era cantato da un coro di otto uomini e otto donne, tutti vestiti di bianco e rosso, con tuniche uguali e cappelli che imitavano quelli dei grandi funzionari reali. Le sedici colonne viventi, immobili e ordinate nello spazio a loro riservato, alle spalle dei tre celebranti, emisero una prima, lunghissima nota all'unisono, per poi seguire quattro melodie diverse. L'intreccio sarebbe potuto essere gradevole (sebbene fin troppo pomposo), ma uno degli uomini perse del tutto l'intonazione, trascinando due compagni con sé nel baratro del caos, e il risultato fu uno stridio inascoltabile. Ma le regole erano regole anche per i cantori, se si trattava di una cerimonia che coinvolgeva i signori di Nova. I sedici disgraziati portarono a termine l'inno dell'Unione, mentre coloro che erano costretti all'ascolto si sforzarono di cantare la melodia principale, senza imbrogliarsi o scoppiare a ridere.

Il principe Johann Venner si fermò dopo mezza strofa e finse di cantare, senza emettere alcun suono. Già non era rinomato per le sue doti canore. Figuriamoci poi cosa avrebbe potuto combinare in mezzo a quella battaglia di note. A un certo punto si dimenticò anche di muovere la bocca e si concentrò sull'osservazione del piccolo mondo racchiuso nelle braccia troppo bianche e sterili della Basilica Maggiore. I tre celebranti in rosso stavano immobili, con le teste chine e le spalle all'assemblea. Di fronte a loro c'era il simulacro della Sacra Ryma, la Pace Suprema, la divinità che l'Unione venerava dal giorno in cui era stata fondata. La Pace Suprema era una donna anziana vestita di bianco e rosso, con gli abiti maschili tipici dei nobili. Beh, a dire il vero era un abbigliamento un po' antiquato, il suo. La moda nobiliare cambiava rapidamente, la statua risaliva a più di quattrocento anni prima. Una volta, quando era adolescente e stupido, Johann aveva proposto un aggiornamento del dio. L'idea non era stata accolta con particolare entusiasmo, forse perché l'aveva espressa durante un pranzo ufficiale con tutti i signori di Nova.

Johann sorrise involontariamente al ricordo. Poi guardò la statua e scosse la testa: non lo convincevano, la Pace non era una donna che andava in giro vestita da uomo, e soprattutto non era per niente la divinità protettrice di Nova e delle altre isole che componevano l'Unione.

Una volta suo padre gli aveva detto che il principato dei Venner, una briciola di terra sulle colline di Nova, era considerato meno di niente per colpa sua, perché era un irrispettoso, stupido empio che non sapeva tenere la bocca chiusa. Ah, eccolo lì, il Principe Padre, Konrad Venner, in seconda fila, subito dietro alla famiglia reale di Nova e a quella dei Conti Reglann. Johann si fermò per un attimo su due teste ricce, una bionda e una rossa. La principessa Carla di Nova e la contessa Magdalen Reglann. I padri delle ragazze e il suo stavano ancora tirando a sorte quale delle due Johann avrebbe dovuto sposare. La cosa doveva essere complessa: si avvicinavano ai trenta tutti e tre, era strano che non fossero ancora stati accoppiati a dovere.

Johann sospirò e finse di cantare gli ultimi versi dell'inno. Già il fatto di trovarsi nel loggiato e guardare dall'alto l'assemblea di nobili e cortigiani riunita per il rito, invece che essere tra di loro, lo accusava in qualche modo di una sorta di tradimento verso i sacri costumi dell'Unione. Almeno poteva sforzarsi di mantenere le apparenze e cantare. Provarci. Fingere.

Un po' come sempre, insomma.

Lo strazio canoro finì e Johann poté indossare di nuovo il suo mantello blu di velluto pesante e ben foderato. La Basilica era sempre gelida e troppo grande perché i quattro bracieri posti ai quattro angoli dell'unica navata riuscissero a scaldarla del tutto. Ed era appena fine ottobre. In dicembre probabilmente ci sarebbero stati dei morti congelati per ogni celebrazione. Fortuna che l'unica cerimonia obbligatoria era quella dell'ultimo giorno del mese. Le altre, quelle settimanali e quelle speciali, Johann poteva dormirsele in pace, godendo della sua empietà.

Fuori dalla Basilica c'erano il freddo più quieto e la luce pallida del primo sole mattutino. Era una giornata chiara dal cielo pulito: si vedevano quasi tutte le isole del lato Ovest dell'arcipelago di Iria e si scorgevano le navi appena partite da Nova e da Weren, e anche alcune imbarcazioni distanti, delle quali era impossibile distinguere la bandiera e indovinare lo scopo del viaggio.

L'idea di poter avere qualche potere su quel mondo bellissimo, la sensazione di stringere tra le mani un briciolo di possibilità di cambiare o conservare qualcosa di Iria era gradita a Johann, e lo sapeva benissimo. Solo che, al solito, se lo ricordava di fronte al cielo e al mare, e non durante gli sfoggi della classe a cui apparteneva. Ma supponeva che ci fosse bisogno anche di quello, degli sfoggi e delle apparenze. Era così da sempre, e se si studiava un po' di storia si scopriva che era così dappertutto. Le genti arrivate (per volontà loro o altrui) a popolare Iria, nei secoli precedenti, ciascuno di loro aveva il suo modo di esprimere la solennità, il potere, la venerazione dei propri dei. Johann preferiva tutto questo sui libri, ma accettava di prendervi parte.

- Andiamo. Cerca di non fare tardi come al solito.

Suo padre gli posò una mano sulla spalla e lo spinse avanti, invitandolo ad accodarsi al gruppo di persone che si dirigevano verso la strada che dalla Basilica conduceva al palazzo del Petalo, affacciato sul mare. La via era costeggiata da un intero squadrone di uomini armati che tenevano lontani i curiosi accalcati ai lati della strada, desiderosi di rubare qualche sguardo alla processione di reali e nobili. Johann si incamminò a testa bassa, infastidito da tutta la situazione. Come sempre, alle celebrazioni ufficiali seguivano le colazioni, offerte di volta in volta da un nobile diverso, e quel giorno toccava ai Reglann e alla loro meravigliosa residenza abbarbicata sugli scogli.

Il palazzo del Petalo aprì le porte alla nobiltà di Nova. Erano sempre invitati anche i signori delle altre isole appartenenti all'Unione, ma chi aveva voglia di imbarcarsi e andare a presenziare ai riti su Nova? Per la maggior parte, i governi delle isole di Iria non erano felici di dover sottostare al potere dei regnanti di Nova e al controllo delle loro leggi. Come al solito, l'unico che veniva era il re di Weren, giusto perché la sua isola era vicina, e perché i signori di Nova erano bravi a fargli credere di valere qualcosa.

L'aria fredda di ottobre non aveva impedito ai signori Reglann di apparecchiare nel più bello degli spazi all'aperto: un terrazzo enorme, affacciato sul mare e pieno di vegetazione come il più ricco dei giardini. Johann non amava i conti, ma quel posto era splendido e ammetteva che gli sarebbe piaciuto avere qualcosa di simile. La dimora del principato di Venner era molto più modesta - se questa parola poteva essere usata per la casa di un nobile.

- Mio signore.- Lo salutò con deferenza Magdalen, chinando la testa davanti a lui e aiutandolo a togliersi il mantello, come fosse stata una serva. La figlia del conte era costretta a quei gesti perché era in lizza per diventare la sua sposa. Johann slacciò da solo il mantello e glielo porse già ripiegato. - Come state, Magdalen?

- Come sempre, mio signore.

Il che voleva dire tutto e nulla. La giovane donna, con i bei riccioli rosso scuro stretti a stento in un pesante fermaglio d'argento, e una collana tanto pesante e grossa da sembrare più che altro uno strumento di tortura, gli fece ancora un paio di inchini rapidi e timorosi, poi fuggì via. Dicevano che fosse impazzita quando sua sorella gemella era morta, qualche anno prima.

- Venite, Johann.- Ah, ecco l'altra potenziale vittima. Carla di Nova, serissima come sempre, alta e robusta, lo condusse alla sua sedia. Ricoperta d'oro com'era, anche lei faceva uno strano effetto straniante. I gioielli non riuscivano a nascondere un viso non bello, una costituzione grossa e soprattutto la parrucca di un biondo troppo chiaro. Johann sapeva benissimo che la principessa aveva i capelli color miele, e che abitualmente li tagliava fin sotto l'orecchio, in un gesto infantile di ribellione. L'unico, o quasi, che le fosse concesso.

- Come va, Carla?- Le domandò, accomodandosi per primo al tavolo a cui era stato destinato.

- Mi auguro che farete qualcosa, per la legge sul commercio marittimo che dovrà essere approvata o respinta tra due settimane!- Esclamò lei, con la sua abituale passione per le tematiche politiche. Ovviamente due serve si premurarono di raggiungere la padrona e intimarle di tacere. Perché a Nova, come spesso accadeva anche in molti altri luoghi del mondo, una donna non poteva dimostrarsi troppo intelligente.

- Farò quello che devo.- Rispose lui, cauto. Lo sguardo di suo padre, poco distante, lo invitò a non esprimersi sull'argomento.

Johann accettò il tè che gli venne offerto da uno dei servitori, mentre il suo tavolo nel giro di pochi istanti si riempiva. Salutò il principe Godric di Nova, magrolino e spaurito, poi quell'idiota del figlio minore della famiglia Mevlar, Mair, e infine il generale Allan Dorwen, con i suoi quarant'anni passati indossati a meraviglia e la sua famosa massa di capelli rossi sempre scintillante e curata come quella di una dama. Johann aveva in particolare antipatia baffi e barba del generale: troppo precisi, troppo rossi, troppo... troppo. Fino a qualche anno prima, Johann aveva provato a seguire quel modo di fare, facendosi aiutare da un paio di servitori a gestire i suoi capelli castani e la sua barba, ma poi aveva smesso: troppo dispendio di energie per una cosa inutile. La sua faccia era quella, che fosse alla moda oppure no. Ora i suoi capelli erano lunghi e [irregolari] e la barba se la faceva quando se lo ricordava. I tizi come Dorwen gli risvegliavano sempre una certa antipatia.

- Principe, sono in partenza con la mia nave, ma tenetemi pronto il posto in Parlamento: tra due settimane esatte ci sarò!- Esclamò Allan Dorwen, facendo un gran sorriso verso Johann.

- Vorrei proprio sperarlo.- Rispose Johann. - Mi auguro che il Parlamento sia al completo. Fin troppe volte siamo costretti a prendere decisioni importanti con meno della metà dei membri. La maggior parte dei parlamentari sembra considerare la sua presenza superflua.

- Sapete che io non sono tra questi!

- Lo so, generale. Ma so anche che amate fin troppo la vostra nave e i vostri commerci. State attento a non mettervi nei guai.

- Oh, insomma, principe! Proprio voi, famoso per l'eccentricità dei suoi piaceri, venite a recriminare con me il mio piccolo divertimento commerciale?

Johann sorrise e scosse la testa. Allan Dorwen faceva passare il suo commercio nel campo degli oggetti preziosi di qualsiasi genere come un piccolo, innocuo passatempo di nobile, ma in realtà gli dedicava tanta attenzione quanto al suo ruolo di membro della guardia reale di Nova. Però aveva ragione: Johann si faceva ridere dietro da tutto l'arcipelago perché allevava conigli e invitava poveracci a corte perché giocassero a scacchi con lui...

- Dove andrete questa volta, generale?- Si informò il principe Godric, con la sua vocina da bravo ragazzo. Era più piccolo di Carla, ma avrebbe ereditato il trono.

- Ho un vantaggioso appuntamento a Yedalis. Un mercante di stoffe antiche ha richiesto me in persona, per mostrarmi una delle sue ultime rarità. Sembra che arrivi addirittura da una delle terre di Elindya, oltre lo Stretto Verde. Merce che viene così da lontano... Ne vale la pena, no?

- Certo!- Esclamò Mair Mevlar, con la sua faccia stupida piena di entusiasmo. Quel ragazzo adorava Allan Dorwen.

- Già.- Commentò il generale, che invece non adorava affatto l'adulazione del ragazzo Mevlar e l'avrebbe volentieri strangolato, a giudicare dalla sua espressione.

- Prevedo una seduta accesa, tra due settimane.- Disse il principe Godric. - Le nuove normative sul commercio marittimo porterebbero malcontento tra la gente, se venissero approvate. Ne risulterebbe un doloroso ma necessario innalzamento delle tasse sui trasporti. Anche se sarebbe finalizzato solamente alla resa di servizi migliori per la stessa gente che protesta.

- Il nostro dovere di governanti avveduti è quello di stabilire le regole per il popolo incapace di capire quale sia il suo stesso bene.- Sentenziò Dorwen, con la sincerità di un serpente sul punto di avventarsi sul pranzo. Johann annuì, nascondendo un sorriso divertito nella tazza del tè. Quelli come Dorwen erano davvero uno spasso da osservare. Anche quelli come Mevlar, certo, ma vedere la faccia tosta di certi nobili era proprio impagabile.

Quando sollevò gli occhi oltre il suo tavolo, Johann colse uno sguardo grave e sofferente della principessa Carla. Anche al tavolo di lei si parlava di politica, e lei non poteva partecipare, esprimendo il suo idealistico sostegno alle classi inferiori e le sue idee sulla necessità di fare qualcosa per aiutare i più poveri.

- Vedremo di fare il possibile perché il prossimo raduno del Parlamento sia pacifico e si svolga nel migliore dei modi.- Disse, emettendo un lungo sospiro. Poi frugò in una delle tasche della sua casacca scura, ricoperta di fregi e ricami dorati. Trovò un libretto e il necessario per scrivere. Tracciò qualche parola nelle ultime pagine e rimise via la penna, poi prese un fazzoletto e lo avvolse attorno al libretto, legandolo con un fiocco.

- Fate un dono a qualche dama?- Chiese il principe.

- Un pensiero per la figlia del conte Reglann.

- Regalare libri ai pazzi è una cosa strana.- Notò il principe. E bravo il piccolo padrone di Nova, che si sforzava di imparare l'ironia sprezzante che gli serviva per sopravvivere in quell'ambiente!

- Lo so.- Rispose Johann. - Ma fa tutto parte del gioco, se capite cosa intendo.

- Il lato calcolatore del principe Venner.- Commentò Dorwen, divertito e un po' sorpreso. - Cosa insolita da vedere. Siete famoso per essere morigerato e spesso neutrale sulla maggior parte delle questioni.

- Avete ragione, generale. E' solo che qualche volta un uomo deve necessariamente prendere posizione.

Johann si alzò in piedi e fece un cenno a una delle serve. La ragazza sollevò il viso verso di lui e gli fece un cenno di assenso. Melenn. Proprio lei, l'amica di Magdalen Reglann. Una giovane donna discreta e fedele.

- Mio signore, avete bisogno di qualcosa?

Johann le porse il libretto e sorrise.

- Donalo alla tua signora. Mi auguro che possa alleviare la sua solitudine e la sua angoscia nel dover rimanere immobile e inoperosa nelle sue stanze.

- State sicuro che sarà fatto, mio signore.

- Ditele che lo legga presto e magari mi inviti per conversare sugli argomenti di quest'opera.

- Non mancherò.

La graziosa Melenn dai capelli rossicci sparì tra gli altri servi, dopo aver infilato il libretto nella tasca del grembiule, proprio sul bel seno abbondante, e Johann tornò a sedersi.

- Dunque, considerate più vantaggioso un matrimonio con la figlia di Reglann, piuttosto che con la principessa?- Domandò il generale Dorwen, approfittando del fatto che il principe Godric era stato chiamato altrove, e che poteva permettersi di parlare di sua sorella Carla. - E' su questo, che avete deciso di prendere posizione?

Johann alzò le spalle. Doveva stare attento a non lasciare andare i suoi pensieri e i suoi affari.

- Parliamo di altre cose, generale, e lasciamo che queste faccende seguano il loro corso senza che ne discutiamo troppo. Vi sentite al sicuro, dunque, in questo viaggio?

- Certo!- Esclamò l'uomo, con una piega decisa della bocca che tradiva molta stizza ma ben poca sicurezza. - Insinuate che non abbia difese contro i pirati?

- Tre anni fa vi hanno attaccato e derubato, mi pare.

- Tre anni fa non ero accorto come adesso!- Sbottò Dorwen, battendo una mano sul tavolo e facendo tremare le tazze e sobbalzare Mair Mevlar.

Johann sorrise, riempì la tazza del giovane Mevlar e gliela porse.

- Mio caro Mair. Nobile, figlio di nobili e caporale dell'esercito. Perché non affiancate il generale con cinque dei vostri uomini migliori?

- Cosa?- Dorwen scosse la testa, confuso. - Perché dovrei portarmi dietro delle guardie in più? Vi dico che ho le mie!

- In viaggio siete solo il mercante Allan Dorwen, e non un generale di Nova. Non potete portare con voi i vostri guerrieri scelti. Vi sto solo proponendo un piccolo aiuto. Sono un'autorità di Nova, ho il diritto di ordinare a Mair Mevlar di seguirvi. Non posso starmene qui col pensiero che uno dei membri del Parlamento rischi la vita in mare, con tutti i pirati che ci sono in giro.

- Io lo farò. Molto volentieri.- Asserì Mair Mevlar, serissimo.

- E va bene. Accetterò l'offerta. Chissà che non ne abbia bisogno.- Ammise Dorwen. - Da questa protezione che mi offrite, però, credo di capire qualcosa riguardo le vostre idee sulla prossima seduta parlamentare. Vi state davvero scoprendo, principe.

- Ve l'ho detto.- Concluse Johann. - A volte è impossibile non prendere posizione.