Ce la faremo a riprenderci il sole


Where are the heroes
In my time of need
Is my cry not loud enough
Or have they gone all numb

They just stand and stare
Out of the rain
Thinking but not acting
That they're not to blame

Falling and crawling

A fight to stand up
Memory still haunts me
In the dead of night

Over and over

I felt so small
But one day I'll be stronger
And you better watch out

I will overcome

Your violence their silence
Although,
It can't be undone
I will overcome
Knowing that I'm not the only one
I will overcome
It's the only way to carry on

 

(Whithin Temptation, Overcome)



- Bizzarro, incontrarsi al funerale del figlio del re.

- Il secondogenito del re. Precisiamo.

- L'ultima volta ci siamo visti alla festa di fidanzamento della capotribù dei Mlenir Verdi. Evento considerevolmente più piacevole di questo.

La signora Aracne sbuffò, in fila dietro i due che si erano fermati per quello scambio.

- Vi muovete?

- E' un funerale, non uno spettacolo.- Commentò il più lungo, magro e giovane dei due, dopo averla salutata alzando il suo cilindro viola. - Non si rischia di perdere il posto.

- Precisiamo.- Disse l'altro, togliendosi il cilindro arancione, dal quale sfuggì una chioma leonina di riccioli biondo-grigi, intonati alla barbetta puntuta che l'uomo sfoggiava sul mento largo.

La signora Aracne incrociò le quattro braccia sul petto prosperoso e li guardò con l'aria di chi non ha proprio voglia di sentirsi raccontare sciocchezze.

- Come no.

- Potrei arrivare ad ammettere di non essere qui unicamente per amore del defunto figlio del re.- Disse, con un lieve rossore sulle guance il signor Cilindro Viola.

- A voler essere precisi, potrei essere qui più per l'aspetto comunitario della cerimonia che per il giovane trapassato.- Concordò l'altro, con un sospiro leggermente colpevole.

- Non c'è mica niente di male.- Si intromise un tipo con una lunga tonaca rossa e la testa di corvo, che svolazzava rasoterra poco avanti a loro. - Il funerale di un membro della famiglia reale è affare di tutto il popolo.

-Almeno sapete a quale famiglia reale appartiene, questo morto?- Ghignò Aracne, e quando tutti la fissarono senza darle risposta, lei fece una risatina ben poco cortese. - Non lo sapete, eh?

- Ci sono così tanti re e regine, da queste parti.- Rispose Cilindro Viola.

- Già. Di qualcuno saremo pur sudditi anche noi, no? Nessuno ci ha mai detto precisamente chi ci comanda, quindi siamo autorizzati a sbagliare.- Disse il signor Precisiamo.

- Tanto, chiunque sia, questo re è un poco di buono che mangia con la bocca e cammina con le gambe!- Esclamò Tunica Rossa con passione. Si beccò tre occhiate un po' risentite.

- Bene, vi spiegherò chi era il morto.- Disse Aracne.

Il vento passò la mano sulla lunga colonna di sudditi che si apprestavano a passare un portale di pietra per accedere a un immenso labirinto di siepi e arbusti.

Da qualche parte nella notte una campana suonò tre note tristi.


- Il re Glyr di Evannlir vive da anni in balia dei suoi tre vizi: Lethra, Meilla e Anviria, tre Ninfe-Serpente che egli si prese come amanti moltissimi anni fa, ai tempi in cui la regina Kaithen aveva messo al mondo il terzo figlio. Per lui i problemi del regno si riducono ai capricci delle sue donne, e la situazione più tragica a cui riesce a pensare è uno scenario in cui una delle tre ninfe decide di abbandonarlo. Tre quarti del palazzo è dedicato a loro, e così tre quarti del tesoro reale. Si dice che quando la primogenita, la principessa Kaithen, si è sposata con uno straniero, il re non le abbia dato niente come dote.

- E lo straniero se l'è sposata lo stesso?- Il signor Tunica Rossa doveva essere un tipo pragmatico.

- Certo.- Riprese Aracne. - Si tratta di un artista, saltimbanco e menestrello. Comunque, la principessa Kaithen si sposò sette anni fa, e lei è uscita meglio di tutti da questa storia. I due figli del re, Mair e Mor, vennero educati come perfetti principi, mentre il governo effettivo era, ed è tutt'ora, nelle mani dei Conti.

- Per essere precisi, “conti”, nel senso di nobili o nel senso di numeri?- Chiese, molto a proposito, il signor Precisiamo.

- In entrambi i sensi. I Conti – mi riferisco ai nobili – sono gli esseri più viscidi e spregevoli che si possa immaginare. Servili fino alla perdita della dignità e pronti a ridere alle spalle del re, che essi stessi fomentano: sono stati loro a portare le ninfe a corte. Il loro scopo non è governare con saggezza, a favore della gente. E' risaputo che a loro interessano soltanto i conti – e questa volta parlo di numeri.

- Interessante. E cosa succede a Evannlir?- Chiese Cilindro Viola. - Inizio a pensare di non essere un suddito di re Glyr: non sapevo nulla di tutto questo.

- Da questa frase deduco che invece tu sei proprio un perfetto suddito di re Glyr.- Riprese Aracne. - Quasi nessuno sa nulla di tutto questo. Siamo in pochi a scavare sotto le notizie che i Conti diffondono per tutto il regno.

- Insomma, com'è morto il principe, per essere precisi?- Il signor Precisiamo voleva il pettegolezzo e non la politica. Anche lui pareva proprio un perfetto suddito di Evannlir.

- Ora ci arrivo.- Sospirò Aracne. - Di questi tempi le cose non vanno bene: manca il cibo, e i campi vengono trasformati in laghi artificiali per il bagno delle tre ninfe. Mancano le case, e i Conti costruiscono enormi Musei Trasparenti, meravigliose gallerie dove si possono ammirare le statue di personaggi famosi mai esistiti.

- Una volta ho visitato un museo dove mi hanno parlato della vita straordinaria di Terilla La Bella, che ammansì un dittatore straniero con la sua grazia. O le sue grazie, non ricordo.- Mormorò distrattamente Cilindro Viola.

- Non è mai esistita.- Aracne infranse bruscamente la sua illusione.- Comunque, la vita a Evannlir, per chi ha gli occhi aperti oppure i borselli vuoti, è particolarmente difficile.

- Ci vorrebbe un eroe.

- Oh, ma gli eroi ci sono.- Aracne fece una faccia schifata. - Sono in tre, gli Eroi Ufficiali Sponsorizzati. Platino, Medaglia e Illuminato sono i tre difensori della giustizia, scelti dai Conti dopo una durissima selezione tra migliaia di candidati, ciascuno armato di lettere di raccomandazione e canoni estetici strabilianti.

- E quindi?- Insisté Precisiamo. - Cosa hanno fatto di eroico, precisamente, questi tre?

- Niente. Ogni tanto passano per le strade e dicono alla gente che la crisi è finita. Sono codardi con maschere e mantelli, pieni di fama e di paura. Non ci sono veri eroi a Evannlir.

Finalmente venne il momento di attraversare la soglia di pietra: il mastodontico labirinto verde li accolse tra le sue strade, le sue curve e i suoi angoli ingannatori.

- O meglio.- Disse Aracne, in un sussurro. - Non c'erano, finché non è arrivato Eny.

- Chi è Eny, per essere precisi?

- Eny è un amico del principe Mair, il secondogenito del re.

- Mai sentito.- Disse Cilindro Viola. - Eppure tutti gli araldi del re parlano della famiglia reale e dei loro amici. Una volta al mese un pittore espone nelle piazze di tutti i paesi del regno una serie di ritratti dei membri della corte. Certo, non saprei dire se si tratta proprio della famiglia di re Glyr, però non importa. A noi piacciono, i re.

Aracne spostò la frangia scura che le era scivolata sugli occhi, risistemò tra i ricci il fermaglio e controllò l'orologio a cipolla che le pendeva dalla cintura di cuoio, tutto nello stesso momento.

- Lo so che nessuno ve ne ha parlato.- Riprese, notando che gli sguardi tranquilli dei suoi ascoltatori si erano tinti di una sfumatura di genuina curiosità che prima non le era parso di vedere. - Però Eny è reale. Più reale dei ritratti dei vostri pittori.

- Precisamente, reale nel senso di parente del re, o nel senso di esistente?

- In entrambi i sensi. Anche se il primo è solo sussurrato, e mai confermato. Eny è figlio di un amore segreto della gioventù del re, risalente ai tempi in cui era solo un principe e non aveva ancora sposato la regina Kaithen. Non era un amore nobile. Non aveva futuro. Però il bambino che nacque fu chiamato Eny, che in una lingua addormentata di queste terre significa proprio futuro.

- E quanti anni ha, questo Eny, di preciso?

- E' nato circa sei anni prima del principe Mair, venticinquenne. E incontrò il suo fratellastro in una biblioteca, nella quale aveva trovato lavoro, perché tutti i personaggi un po' strani delle storie prima o poi finiscono tra i libri. Vedete, Eny era una persona particolare. Eny era un segreto, perché era reale in entrambi sensi, e nessuno dei due piaceva molto ai Conti. Così, una notte, quando lui era molto piccolo, ma non così piccolo da dimenticare, una squadra di guardie incendiò il suo quartiere. Dissero che avevano scoperto un covo di terribili ribelli, impegnati in un terribile progetto di terribile crudeltà, ma non spiegarono mai i dettagli. Morirono otto persone, tra cui la madre di Eny. Lui si salvò solo perché le fiamme tradirono chi le aveva accese, e una trave infuocata cadde addosso al soldato che stava per pugnalarlo. Eny crebbe con la consapevolezza dolorosa delle ingiustizie costanti. La sua educazione erano le storie che amava. Solo che nelle storie c'erano gli eroi, mentre nella realtà...

- Gli eroi si chiamavano Platino, Medaglia e Illuminato.

- Ma non erano gli eroi giusti.

- E allora?

- Allora, rigirandosi nel suo letto, ogni notte, Eny ripeteva una filastrocca, come un incantesimo o una preghiera:


Questa distesa di niente si espande,

ma aspetta solo che io sia più grande...

Dall'ingiustizia germoglia la morte

ma aspetta solo che io sia più forte...


- E poi?

- E allora?

- E volendo essere più precisi?

- Eny diventò davvero più grande e più forte.

- E prese una spada?

- E incendiò il palazzo?

- E scoccò una freccia precisa verso il cuore del re?

- No. E sì. Eny diventò più grande e più forte e andò a lavorare in una biblioteca che apriva al pubblico una volta alla settimana per mezz'ora. Lui ci si mise d'impegno e riuscì a renderla un posto perlomeno un pochino più cortese.

- Perché darsi tanta pena per i libri?- Chiese Tunica Rossa, storcendo il becco come a voler deprecare le strane abitudini di certa gente, che si perde dietro a un po' di parole sulla carta.

- Perché le storie creano anima.

- Davvero?

Dagli sguardi, Aracne dedusse che non avevano capito per niente. Si passò quattro mani sul viso, decidendo che sarebbe andata avanti comunque.

- Strano modo di fare l'eroe, vero? Ma Eny fece proprio così: non versò una goccia di sangue, eppure impugnò una spada, incendiò il palazzo e scoccò una freccia precisa verso il cuore del re.

- E come, precisamente? Stando in una biblioteca?

- Dicendo cosa pensava e chiedendo alla gente di fare lo stesso. E alla gente che credeva di non avere idee, Eny faceva un sacco di domande così bizzarre che alla fine qualche idea in quei cervelli germogliava per forza.

- Ma davvero un'idea può essere più forte dei conti dei Conti e delle spade delle guardie?

- Non lo so. Eny ci credeva.

- Ma... di preciso, cosa c'entra la morte del principe Mair?

- In biblioteca, Eny divenne amico di questo giovane principe sciocco, ma desideroso a modo suo di conoscere il mondo. Mair era andato a scartabellare tra i libri quasi per caso, e trovò in Eny una persona più interessante di tutte quelle che gli giravano attorno a corte. Diventò un confidente, e insieme si avventurarono tra le pagine, soprattutto le pagine più oscure della storia di Evannlir. Eny raccontò a Mair di coloro che erano morti a causa dei potenti che si alleavano con i criminali, e di tutte le cose in apparenza belle e luminose del regno, che in realtà avevano un retroscena marcio e malato fino alle radici.

- E Mair?

- Povero Mair. Pensa alla sua condizione. C'era la madre che si smarriva dietro ai grandi festeggiamenti che settimanalmente venivano organizzati a corte, per motivi fondamentali, come la nuova medaglia conquistata dalla squadra degli arcieri reali al Torneo di Evannlir, dove gli arcieri reali erano gli unici partecipanti, oppure il rinnovamento del guardaroba reale al termine di un concorso per sarti, dove vinceva sempre la stessa persona da ventitré anni. Poi c'era il fratello minore, Mor, che studiava giurisprudenza insieme a diciassette avvocati, nel tentativo di trovare una minima crepa nell'immagine pubblica di Mair, per poterlo accusare di incapacità e strappargli il trono. E per quanto riguarda re Glyr, vi ho già detto che si sollazzava con le sue tre Ninfe-Serpente e diceva sempre sì ai Conti. Povero Mair. Forse fu proprio la sua solitudine ad aprirgli gli occhi e a fargli credere alle parole di Eny.

- Sento che questa storia non avrà un finale allegro.- Sospirò Tunica Rossa.

- Direi di no.- Disse Cilindro Viola, in un bisbiglio. - Siamo a un funerale, no?

Si inoltrarono sempre di più nelle volute oscure del labirinto. Una parte della processione mugolava una canzone, un'altra biascicava preghiere, un'altra ancora tentava di rimettere insieme le note dell'inno nazionale. Era un caos dissonante di mezze voci e bisbigli, che tacque quasi completamente quando il vento si levò più forte.


- Mair scoprì tutte le cose storte e sporche di Evannlir e anche nella sua testa si fece strada qualche buona idea. Una sera Eny lo portò nel quartiere più disastrato del regno, dove la gente lo riconobbe come il principe e si infuriò. Avevano già pronti sassi, bastoni, mestoli e padelle, e l'avrebbero ammazzato di certo, se Mair non avesse sfoderato una strana arma.

- Un'arma magica, magari?

- Se avesse avuto un becco o delle ali, se la sarebbe cavata meglio.

- A voler essere precisi, cosa faceva, quest'arma?

- In mezzo alla gente inferocita, come uno scemo, lui si mise a cantare:


Buio e tempesta, notte di niente:

muore la fiamma e tace la gente,

non ci son fiumi che vadano al mare,

non hai più canti per farmi sognare.


Luce nel buio, lanterna accesa:

guizza la fiamma che mai s'era arresa,

vanno nel vento ribelli parole:

ce la faremo a riprenderci il sole.


- E allora?

- Allora la gente posò i sassi e lo ascoltò. Le parole erano di Eny, la musica l'aveva inventata il principe lì sul momento. E dopo quella sera, per le strade tutti conoscevano quella canzone. Ma i cambiamenti a un certo punto fanno rumore, e le canzoni ancora di più. E la notizia che il figlio del re cantava per i diseredati di Evannlir non piacque ai Conti, che cominciarono a preparare ad arte un tragico incidente nel quale Mair avrebbe potuto perdere la vita. Con la supervisione e la benedizione del principe Mor.

- Ed è per questo che siamo al suo funerale?- Chiese Cilindro Viola, ma Aracne scosse la testa.

- No. Niente andò come previsto, perché in mezzo ai piani e alle trame più oscuri si accese per un istante la scintilla di Eny.

- Cosa fece?

- Fece promettere allo stupido principe di cui si fidava che sarebbe diventato un re onesto. Poi mise in giro la voce che il principe non aveva mai cantato proprio niente, e che era lui, il bibliotecario, ad aver infangato il nome di Mair.

- Fu creduto?

- Sì, fu creduto. Diventò il primo ricercato di Evannlir. Ma la gente gli volle ancora più bene. E una sera successe quello che lui si aspettava, quello che ciascuno di noi sperava non sarebbe mai successo. Fu trovato e imprigionato.

Finalmente avevano raggiunto il centro del labirinto. Lì c'era la tenda reale, fatta di veli bianchi intessuti d'oro, e davanti c'era un bara circondata da fiori, nastri e medaglie. L'immensa folla vi si raccolse intorno e scese il silenzio, un silenzio denso e profondo, pieno di domande, stanchezza, curiosità e senso di vuoto.

- Non puoi smettere di raccontare adesso!- Protestò Cilindro Viola.

- Non so cosa gli sia successo nelle prigioni e sono felice di non saperlo.- Mormorò Aracne. - So solo che tre giorni fa è stato dato l'annuncio della tragica morte di un giovane bibliotecario chiamato Eny, uomo fedele ai Conti e al re.

- Ma non eravamo qui per...

Dai veli bianchi emersero i membri della famiglia reale, uno per uno: re Glyr, vecchio e repellente, sorretto dalle sue amanti, e subito dopo la regina, muta e impassibile. Dietro venivano i due figli: Mair e Mor, seri e composti, come deve essere un principe.

- Ma allora Mair è vivo! Chi ha detto che era morto?- Protestò Tunica Rossa.

- Io. Noi.- Rispose Aracne.

- Voi chi?

- Gli amici di Eny. Noi abbiamo detto che Mair è morto. E' morto per non aver difeso il suo amico. E' morto quando ha lasciato che il re rubasse la storia di Eny, facendogli un funerale da falso eroe, per distruggere il ricordo di un eroe vero. E' morto perché ha deciso di tacere, come tutti gli altri.- Si fermò, guardò i suoi tre ascoltatori e li superò, facendosi largo tra la gente. Poi si voltò e tornò a cercare i loro occhi, con un sorriso. - Ma la gente delle strade conosce ancora la canzone. E adesso anch'io vado a morire. Ma non come Mair.

Aracne corse tra la gente e raggiunse la bara di Eny. Vi si inginocchiò davanti e cominciò a cantare.


Buio e tempesta, notte di niente:

muore la fiamma e tace la gente,

non ci son fiumi che vadano al mare,

non hai più canti per farmi sognare.


Luce nel buio, lanterna accesa:

guizza la fiamma che mai...


Cinque guardie armate di archi, tre lancieri e due membri della Scorta Reale in armatura d'argento la circondarono, la sollevarono e la portarono via, sparendo nel giro di tre secondi.



*


- Strana serata, vero?

- Stranissima, per essere precisi.

Cilindro Viola tace.

Il vento si è zittito. La gente lascia il labirinto, le luci si spengono una dopo l'altra. La cerimonia è finita con un coro che ha gorgheggiato a lungo. La pazza che cantava è già stata dimenticata, è un incidente che non turberà la memoria e il sonno di nessuno. Il coro ha coperto la canzone.

Tutto ricomincia.

- Credo che ci incontreremo ancora.

- Volendo precisare meglio questa nozione indefinita, diciamo che è probabile che ci incontreremo ancora.

- Speriamo sia per un'occasione più lieta.

I tre si separano, anche se vanno tutti nella stessa direzione.

Cumuli di rovine costeggiano la via principale, illuminata a malapena da torce morenti. Su un mucchio di macerie c'è una bambina vestita con una camicia troppo grande. Sta giocando con i brandelli di una bandiera sconosciuta e ripete una strana cantilena, come un incantesimo o una preghiera:


Luce nel buio, lanterna accesa:

guizza la fiamma che mai s'era arresa,

vanno nel vento ribelli parole:

ce la faremo a riprenderci il sole.









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