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Accordature aperte by Francesca C. is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

(Scritta per la sfida a squadre di It100. Tema: "Promettere l'infinito".

Quote iniziale: Subsonica, "Corpo celeste".

 

 

 

I - Spostare il fiume


E sono qui a immaginare anche per noi

un tempo sospeso

un frammento di eternità

Quanto di te per sempre acceso viaggerà

Le curvature del tempo ci attendono


 

 

Quante sono le cose impossibili che nelle sue parole sono diventate semplici, stupide, logiche, fattibili?

Ti ha convinto a partire all'improvviso per viaggi privi di organizzazione. Ti ha spinto a macinare prima interrogazioni, poi esami con appena tre nozioni. Ti ha infilato in una compagnia teatrale, nella banda cittadina, nella direzione di un centro sociale. Ti ha cacciato una chitarra in mano e ti ha praticamente obbligato a imparare a usarla.

Ti ha detto che il mondo è immenso e sconfinato, che l'orizzonte continuerà ad allontanarsi, che le pareti dell'universo non esistono.

- Lo so che questo posto è un casino, ma guarda che secondo me un concerto ce lo organizzi. Sarebbe bello farci delle modifiche sostanziali, come spostare il fiume, ma...

Gesticola e indica cose che non ci sono, ma che lui vede benissimo, mentre parla di spostare il fiume. Solido come una roccia, nella sua altezza e nella sua presenza. La luce del tramonto sull'arancio dei suoi troppi riccioli, la luce febbrile negli occhi verdi. L'erba sotto le mani è ruvida e bruciata dall'estate, questa terra al confine tra le vostre origini è il teatro del vostro legame, lo spazio dove sono germogliate le vostre idee migliori (forse anche quelle peggiori), un frammento di quell'infinito che la voce di Davide ti promette, da sempre.

- Fede, mi segui?

E ti domandi dove può portare, questa sete di infinito, perché le sue parole prospettano cose che il resto del mondo tende a soffocare. Pezzi di sogni tra le mani, da rendere concreti, ideali gridati in una piazza o in una canzone, quei sentimenti da grande poema epico, per cui si può morire per un amico o un amore. Per lui è tutto vero, è tutto lì, basta essere abbastanza affamati da lottare per prenderlo.

Lui contro il mondo, sempre, spavaldo, temerario, con la pazzia dei geni e la fantasia dei bambini, con l'aspirazione all'eroismo e il destino di...

- E' fattibile, no?- Lo interrompi, per interrompere i tuoi pensieri. - Spostare il fiume.

- Era un esempio. Però, volendo parlare in termini di...

Devi decidere se gli credi o no. Ora che siete abbastanza adulti, tutti e due, potresti anche pensare di rientrare nei confini ristretti e rassicuranti del resto del mondo.

Oppure puoi lasciargli spostare ancora altri fiumi.

Magari finirete nei guai sul serio. O fallirete completamente - quasi peggio, come prospettiva.

Chi se ne frega, però...

Un infinito sognato è meglio del nulla.



***

Solita sfida di It100. Prompt: "e così finalmente hai capito che anche questo non ti era indispensabile" (II persona obbligatoria)

Quote iniziale: Fiorella Mannoia, "Occhi neri"

 

 

 



II - Sembri tua nonna e stai benissimo

 

Scioglierò questa neve

il dolore sarà lieve

 

 

Ti sei fatta crescere i capelli perché ti dicevano che corti stavano meglio. Hai buttato nella spazzatura i trucchi che la zia ti ha regalato per Natale per quattro anni di fila, perché ci avevi colto dietro un bonario invito a coprirti la faccia. Hai continuato a mangiare le tue quantità abbondanti, anche quando qualcuno ti ha detto dolcemente che una cantante dovrebbe deliziare il pubblico anche con una bella silhouette.

E ancora, hai deciso di non leggere un libro che ti era stato proposto come "il tuo futuro preferito!", hai comprato un'auto verde e un maglione arancio perché "è un colore terrificante, dai!", hai detto di sì a una persona che ti ha lasciata perdere nel giro di poche settimane, perché "quello non fa sul serio, dovresti starci attenta."

Oggi si muore di caldo, e la piccola piazza dove state montando per il concerto di stasera è immersa nell'afa. Per questo indossi una gonna, cosa che non facevi da un secolo, da quando ti fecero notare che con quel vestitone lungo sembravi tua nonna.

- Giada, ma quella gonna mettila stasera per cantare, che ti sta benissimo.

Federico ha dieci anni in più e dieci centimetri in meno di te. Dimentica cose fondamentali, come puntare la sveglia o avvisare quando manca. Passa dalla poesia alla volgarità in un minuto, e dall'eccessiva sicurezza di sé all'auto-annientamento in ancora meno tempo.

Ti viene la tentazione di restare in gonna, perché ventiquattro anni di vita ti hanno insegnato che la gente da i consigli per umiliare o per farti sentire inferiore. Hai sempre ritenuto fondamentale rispondere ai consigli con le tue barricate: era la tua difesa, la tua autoaffermazione. Però questa volta non funziona, perché hai l'impressione che Federico sia una persona veramente candida, limpida. O almeno, i tuoi occhi vedono questo.

Forse puoi fermarti e pensare se davvero hai bisogno di difenderti anche da lui. Hai già deciso che potevi fare a meno di fuggire dalla sua amicizia. Cosa vuoi farne, dei suoi consigli?

Miracolosamente, la tua incertezza dura poco. Qualcosa si è sciolto per davvero, e così finalmente hai capito che anche questo - questo parare i colpi e ribattere con arroganza, a costo di farti male, non era ti era indispensabile.

Rientri nel camper per cambiarti, e hai l'impressione di esserti fidata per la prima volta in vita tua della buona fede di qualcuno - e tutto sommato, non è una sensazione spiacevole.



***

(Ancora la sfida di It100. Tema: "It will be your soul, showing who you are" (Yeesha, Uru).

Citazione iniziale: Elisa, "Dot in the universe")



III - Incantevole


I’m a dot in this universe,
I’m a heart breaking not able to play the part
I am just a leftover dream
But I'll die a little so
I’ll become real




Clarissa, un po' di primavera, risata tenera, tranquilla ma non triste, esploratrice del silenzio e dei suoni.

Clarissa, colori abbinati male, capelli biondicci senza consistenza, lineamenti fioriti strani, spalle larghe, unghie mangiate, forse ha deluso le aspettative, il passo più veloce per non sentire i commenti.

Clarissa e il mare visto dal borgo antico, l'amore infantile per il vento, i voti non proprio belli ma ci si può stare, i pochi amici fedeli, lezioni di basso perché il pianoforte lo suonano tutti, le veglie di preghiera, le prove in cantina, la certezza che un giorno la sua anima si farà sentire, la stima di pochi conservata nello spazio più sacro del cuore.

Clarissa troppo alta, vestita di giallo, una piccola croce al collo e un orecchino a forma di luna, un girasole disegnato sul basso: eccomi, c'è il mio tempo che mi aspetta e non voglio perdermi ancora prima di essere partita, ho la mia anima, qui, che pulsa di ritmi da inventare, la mia anima che mi disegnerà nel libro del mondo.

Clarissa senza definizioni, senza pretese, senza finzioni, senza paure. In punta di piedi, un sorriso all'inizio della strada. Proprietaria dell'anima. Collezionista di piccoli desideri delicati. Viaggiatrice incantevole.




***

(Sfida di It100. Tema: drabble tutto di dialoghi sul "tempo", che non va mai nominato. Sì, esiste davvero gente che la pensa come l'esimio collega qui citato...)


VI - Quattro quarti

- Sai, Omar, tutti questi pezzi in quattro quarti mi danno una piacevole sensazione di libertà un po' anarchica. In conservatorio ero abituato a musicisti inclini a stroncare qualsiasi produzione musicale posteriore ai primi del Novecento. Specialmente se in quattro quarti.
- Perché questa avversione per i quattro quarti?
- Un collega pianista, quando dissi che sarei partito in tour con una folk band, inorridì e cercò di spiegarmi che i quattro quarti sono tribali, selvaggi, adatti per ballare fino allo stordimento.
- E tu, Milo, che ne pensi?
- Penso che la gente parla troppo di musica, invece di ascoltarla.

***

(Sfida di it100. Tema: una drabble di 300 parole che inizi e finisca con una domanda. Titolo: Tori Amos.)





V - Velvet revolution


Come si fanno le rivoluzioni?

Con un nome, secondo sua sorella, che ha lottato perché la più piccola di famiglia scampasse i nomi antiquati di mezzo albero genealogico familiare, regalandole un destino quando l'ha battezzata Viola.

Con uno strumento, secondo lo zio Sergio: per questo l'ha iscritta al corso di batteria, a sette anni.

Come si fanno le rivoluzioni?

Con una protesta infuriata all'assemblea di classe, con una risposta cattiva, con la rottura brusca di un rapporto inquieto. Viola ci ha sempre provato così.

L'intuizione le è arrivata durante le sessioni di registrazione di un album nel quale suonava per un'interprete locale. Quando l'arrangiatore - pagato, annoiato e poco convinto - le ha imposto una ritmica banale, Viola ha cominciato a ritardare impercettibilmente, sistematicamente, il primo colpo. Era una protesta, la sua, ma ne è nato qualcosa che ha funzionato. Allora ha capito. Forse le rivoluzioni si fanno così. Con un secondo di ritardo.

Adesso ha quasi trent'anni e gira l'Italia con una band arrangiata e un po' scalcinata, dove c'è poco mestiere ma tanta arte. Ogni tanto scrive qualche testo infiammato di protesta. Poi ci dorme su, addolcisce qualche parola e si accorge che è ancora più efficace. Lo porta a Davide, il loro leader, e viene approvata.

Viola ha imparato il linguaggio della diplomazia e lo applica di fronte all'impeto della loro cantante, Giada. Porta serenità nell'animo incandescente di Federico, spezza ogni tensione facendo ridere Milo e Clarissa, mostra nuove prospettive a Omar, quando il suo pensiero si incaglia nelle difficoltà.

Se quelli che la conoscevano prima sapessero che ha la fama di persona moderata, diplomatica, tranquilla, riderebbero. Chi, Viola, la rivoluzionaria?

Lei è felice di aver capito che spesso tutto si decide con con un soffio di vento e un cambio di ritmo.

Perché è così che si fanno le rivoluzioni, no?




***

(Sfida di It100. Tema: cose non dette.)



 

VI - Un secondo di stima


Viola pensa che Davide sia sempre troppo avanti rispetto alle idee degli altri membri della band, e che non sia assolutamente in grado di frenare cervello e cuore - meno che mai la bocca. Quando Davide eccede, lei scuote la testa e cambia stanza.

Davide pensa che Viola sia troppo razionale, troppo concentrata sui particolari trascurabili del loro tour (Dove dormiamo? Dove mangiamo?) Quando Viola si infiamma perché sono senza cibo in uno sperdutissimo paesino alle due del pomeriggio, di domenica, Davide elargisce una citazione colta e si allontana.

Viola sa che è stata lei ad avere l'idea di radunare quel matrimonio multiplo di strumentisti e storie, quel crogiolo di origini e dialetti, quell'insalatona tosco-sardo-lombardo-piemontese-ligure-siculo-molisano. Però sa anche che senza la scintilla geniale di Davide il sodalizio sarebbe durato poco.

Davide sa di essere fondamentale nel tirare fuori la creatività di tutti. Però sa anche che senza Viola, materna e rassicurante, con lo sguardo giusto per tenerli insieme, la band sarebbe morta subito.

Quando uno dei due sta per cedere all'orgoglio del proprio ruolo, guarda l'altro e ritrova quel briciolo di umiltà necessaria. E basta quel secondo di stima, perché il non detto opprimente svanisca, niente più che un accordo in dissolvenza.



***

(Sfida di It100. Tema: lingua incomprensibile. Le doverose note sono in fondo.)



VII - Bagagli



Davide ha quarant'anni e ha passato gli ultimi venticinque a suonare. Ha girato tutta l'Italia e anche un po' di mondo. Ha sperimentato generi diversi. Ha messo le mani su una quantità di strumenti. Ha fatto il musicista, il cantante, il tecnico del suono; ha lavorato in studio di registrazione. Il bagaglio che porta sempre con sé - metaforico, ma anche fisico - è enorme.

Milo ha gli stessi quarant'anni di Davide, e ha passato gli ultimi venticinque protetto tra le mura fatte di granitica tradizione di un'accademia musicale, convinta che "la musica del volgo" sia, per l'appunto, "volgare". Suonare in una band folk-rock è entusiasmante, per lui, ma non significa che la sua mentalità riesca a stare al passo con Davide.

A Federico piacerebbe davvero che Davide lo capisse, prima di aprire bocca con Milo.


- Fede, senti, penso che Milo ce l'abbia con me. Mi guarda strano da prima.

- Da quando gli hai detto di infilare il coso nella DI? O forse da quando gli hai detto che nella borsa dove tieni l'octaver ci dovevano essere un paio di cannon-cannon?

- Vabbè, ma...

- Vogliamo parlare di "Il violoncello di Omar innesca, dovremmo mettere un filtro quattro al monitor."

- Era un pensiero a voce alta!

- Magari è rimasto perplesso quando gli hai chiesto se ha mai suonato un melodion o un theremin. E gli hai spiegato che lo shelving non è una qualche pratica illegale?

- Pensi che non sappia cos'è?

- Penso che dovresti ricordarti con chi stai parlando. Non tutti conoscono la tua lingua.

Davide tace e Federico spera che stia riflettendo seriamente sui propri errori.

- Secondo me a Milo il theremin piacerebbe.

No, si rassegna Federico, non ha riflettuto seriamente proprio su nulla.

Per fortuna che nel bagaglio di Federico c'è un infallibile vocabolario multilingua.


 

 

 

-> Ispirata un po' ai miei primi tempi nella band in cui canto, quando l'amplificazione era un mistero inquietante per me, e cose come "la DI" mi lasciavano incerta e spaesata con un cavo in mano e tante domande. Alcuni dei termini citati qui li ho imparati suonando, altri li ho conosciuti negli anni, seguendo alcuni artisti e interessandomi di musica per divertimento.

Per fare un po' di glossario, vi dico che DI e shelving sono roba che riguarda l'amplificazione, e la frase sul violoncello che innesca l'ho rubata pari pari ai nostri tecnici del suono. Sono cose che saprei spiegarvi così a istinto (tipo, se mi chiedete di mettere il coso nella DI lo so fare), ma non so darvi una bella definizione tecnica, quindi evito di fare figure tragiche e sto zitta.

Il theremin è uno strumento che vorrei suonare una volta nella vita, il melodion (a sinistra) è una diamonica superfichissima targata Hammond, l'octaver è un effetto per chitarra e basso per il quale tu suoni una corda e lui ti fa sputare fuori la nota che hai suonato e la corrispettiva un'ottava sopra o sotto, cannon è un tipo di uscita/entrata dei cavi di amplificazione.



***

(Sfida di It100: Scrivere una drabble da 300 parole che cominci con "Vissero felici e contenti" e finisca con "c'era una volta". Titolo e citazione: "Il treno", Andrea Mirò)



VIII - Impreviste partenze



C'è ancora un treno che

piano scivola in questa sera

e raggiunge

la frontiera



Vissero felici e contenti quelli che rimasero a casa?

Certo, di sicuro vissero più comodi, ma "felici e contenti", cavolo, quello è roba grossa. Mentre se ne sta appoggiato alla parete di legno del bar sul mare, Omar non è troppo convinto che sarebbe vissuto felice e contento, se fosse rimasto a casa, senza mai partire all'improvviso.

Ascolta i rumori degli altri che festeggiano e brindano all'interno, con il vento che gli scompiglia i capelli sulla fronte e lo infreddolisce per un istante. A un certo punto gli arriva chiarissima una risata femminile. Un suono inconfondibile, potente come un'ondata, e Omar si immagina un viso, e lo sguardo infuocato di chi si mangia la vita e va avanti verso nuove vittorie.

Omar ha affrontato i suoi mostri, e aggregarsi a quella band senza tanti progetti ma con fin troppi sogni è stata forse la sua più grande vittoria - contro se stesso. Come ogni eroe che si rispetti, ha salvato... no, in realtà si è spudoratamente fatto salvare da Viola. E ora, a due passi da casa sua, quella dove non è voluto restare, è lì che naviga nelle acque pacifiche di quella sensazione totalizzante di gioia e realizzazione.

Poi ci sarà ancora un altro concerto, un altro progetto, un'altra partenza, altre mille città, e gli piacerà. Ci saranno altri mostri e altre vittorie, e anche questo, per la prima volta in vita sua, gli piacerà.

Ci saranno le sue mani sul violoncello, sull'archetto, e questo gli piacerà come sempre.

Ci sarà Viola, e questo gli piacerà più di tutto.

Sarà interessante addentrarsi nel "felici e contenti".

E poi, alla fine - e qui Omar si sente invadere dal sollievo al solo immaginarlo - sparirà l'impressione tragica di aver già messo una lapide sulla propria vita, e tornerà invece quella serenità meravigliosa che c'era una volta.

***

(Sfida di It100. Tema: paraclausithyron, ovvero quel topos della letteratura classica dove l'innamorato sfigato piagnucola davanti alla porta della sua donna sdegnata.)

 

 

IX - Davanti alla porta chiusa


- Viola... Potresti aprire, per favore?

Risponde solo il silenzio.

- Viola.

La porta resta muta e guarda con superiore indifferenza il miserevole essere umano dall'aria arresa che osa sfidarla coi suoi lamentosi miagolii.

- Viola, ti prego.

Ancora niente: la porta è impietosa quanto l'uomo è disperato.

- Viola, era uno scherzo. Non te la prendere così, dai!

Evidentemente, se l'è presa.

- Ascolta, qui comincia a piovere!

La cosa non sembra tangere la batterista dentro al camper, né tanto meno la porta che si ostina nel suo restare stronza e serrata.

- Viola, mi vuoi aprire? Guarda che l'idea è stata per metà di Davide. Era una cosa innocente! Va bene, l'esecutore materiale sono stato io, e ammetto che svitare i piatti non fosse proprio un'idea geniale, ma non pensavamo che sarebbero caduti in pieno assolo!

Né la porta né la donna oltre la porta sono molto convinte di quella dichiarazione.

- D'accordo, pensavamo che sarebbero caduti, ci sembrava divertente. Però non pensavamo che avresti quasi ucciso Milo.

A Omar pare di sentire un rumore, oltre la porta. Un suono che denota vita all'interno del camper. Un suono non necessariamente benevolo.

- Viola, hai detto qualcosa?

- Stanotte dormi sotto l'acqua, cretino!


 



***

(Sfida di It100. Tema: Possibilità illimitate)


 

X - Solo sette


- E' naturale che tutte le canzoni finiscano per somigliarsi. Del resto, le note sono solo sette.

A queste parole di Milo, Clarissa sfoggia il suo miglior viso corrucciato (ovvero sorridente, ma appena venato da una scintilla di pazzia in sottofondo.) Giada invece scatta in piedi.

- O Milo, ma che cazzo dici?

- E' semplice matematica.- Risponde lui, turbato dall'esternazione colorita.

- E' una semplice stronzata!

- Io... Credo...- Tenta Clarissa, infervoratissima, ovvero con la voce appena più alta del solito.

- E' la verità.- Si difende quieto Milo, forte del suo retaggio di teorie musicali ataviche e opinabili.

Prima che Giada riparta col turpiloquio, Viola abbandona il montaggio della batteria e si unisce al capannello.

- Le note sono sette.- Dice, con un sorriso ben studiato. - Ma la musica non è solo combinazione di note e melodie. E' come nelle storie: c'è un ripetersi di trame e stereotipi, ma alla fine conta anche come le racconti. La musica vale anche per come ti viene raccontata: gli arrangiamenti, l'uso originale degli strumenti... Vista così, non ti sembra che le possibilità siano illimitate?

Milo ci riflette, poi annuisce.

- Potrebbe avere senso.

Il telefono ruba Milo alla discussione. Giada guarda Viola con ammirazione incredula.

- In pratica hai dato ragione a tutti e a nessuno.

- Sì. Anche a prenderla con calma si hanno possibilità illimitate, sai.

- Io sono per dirle come stanno.- Protesta Giada.

Clarissa si concentra un attimo e poi si volta verso Viola con gli occhi che brillano.

- Tu sei un pezzo rock suonato in versione acustica. Piacevole all'orecchio di chi non ama il distorsore come a quello dell'appassionato di suoni più duri.

Viola si prende il bizzarro complimento, se lo ripete mentalmente e si gode l'effetto che fanno quelle parole.

 



***

(Scritta per la sfida a squadre di It100. Il titolo è il tema che l'ha ispirata, ed è stato suggerito da Kuruccha squadra 6. La storia è nata per trovare un uso appropriato a tale splendida frase, che viene da una canzone di De Gregori, ed è bella proprio perché totalmente decontestualizzata.XD)


XI - Cavolo di pianura



C'è stato un tempo in cui Davide lavorava come tecnico in uno studio di registrazione di Milano e Federico si infiltrava occasionalmente per assorbire nozioni e farsi un'opinione su cose e persone. A quei tempi accadde un episodio tra l'increscioso e l'esilarante: una giovincella in cerca di gloria stava incidendo il suo demo, spalleggiata da parenti abbienti e un sedicente manager dalle conoscenze giuste. I pezzi erano davvero ignobili.

Un giorno Davide aveva trovato un testo nell'elaborata calligrafia della ragazza, e le aveva domandato perché si chiamasse “cavolo di pianura”. Lei gli aveva risposto che si intitolava “Camere di passione” e che lui necessitava di occhiali. Lui le aveva suggerito un titolo migliore, trattenendosi dal consigliarle un cambio di carriera.

Era stato il primo di tanti screzi col personale dello studio. Il demo non s'era mai fatto.

Sono passati anni, ma i due ogni tanto rievocano quel periodo, con il suo contorno di follia, notti insonni e personaggi bizzarri. Anche stasera, dopo una sessione di prove disastrosa, Davide e Federico sono sui gradini dell'hotel a mezza stella dove alloggia la band, con birra e ricordi per ridere.

- Che figura di merda. “Cavolo di pianura”. Però quella aveva una grafia illeggibile...- Rammenta Davide.

- Sai che ho scritto davvero una canzone con quel titolo?

- Cosa?

- E' seria, anche se ha un titolo idiota.

- E di cosa parla?

- Di te. Non mi guardare male, sono sobrio. Abbastanza.

Un pezzo di carta spiegazzato viene fuori dalla tasca di Federico. Davide legge velocemente, poi guarda l'altro. Vorrebbe sapere come ha fatto a tirare fuori una cosa del genere da una colossale stronzata.

Vorrebbe sapere come mai gli ha scritto una cosa del genere, più che altro.

- Perché?

- Perché mi hai portato in giro. Mi hai fatto fare una vita bella.

Davide tace - non gli piace tacere, ma questa volta Federico l'ha lasciato proprio senza parole. Poi si sforza di ridere.

- E dovevi darle questo titolo imbecille?- Vorrebbe ringraziarlo, ma non è una cosa che gli riesce bene.

- Ti sta bene. Sei originario di una pianura, e sei un po' una testa di cavolo.

Davide è sollevato che l'altro abbia buttato tutto in cazzata e finge di tirargli un pugno.

In realtà sta ringraziando qualsiasi Dio stia ascoltando per quell'eterno punto fermo che è Federico, nel caos attraente della sua esistenza. Non è sicuro di meritarlo.



***

XII - Vittoria


 

And tonight we can truly say>

together we're invincible

 

(Muse, Invincible)

 

Davide rinuncia all'istinto di controllarli quando arrivano al crescendo finale. Smette di dividere la sua attenzione tra tutti, perché a quel punto deve concentrarsi sulle dita che scorrono sul manico della chitarra, e quindi deve per forza fidarsi di loro. Fa parte dei compiti di un leader anche quello.

Viola invece li ascolta, ma non per ragioni di controllo: vuole godersi quel momento epico prima della fine del pezzo, mentre porta avanti il ritmo con la batteria, solido e sicuro, una base senza cedimenti, una certezza per tutti.

Clarissa è persa da qualche parte, la mente che spazia – ma fino a un certo punto: è coscienziosa, un pezzo della sua attenzione resta sempre incollato al basso e al suo ripetere costante di poche note fondamentali. Un sorriso buffo, tenero, le occupa il viso sognante.

Milo si lascia andare all'assolo di piano più folle che abbia mai dovuto imparare, e se ne gode ogni nota, domandandosi come possano esistere persone che non amano quella musica irriverente e vitale.

Omar dice poche cose, con il suo violoncello, ma le dice al punto giusto. Ogni tanto guarda Viola – può permettersi quel piccolo piacere, anche se con moderazione, per non distrarsi e sbagliare. E' attraversato dal pensiero (molto romantico e molto adolescenziale) che suonerà meglio, se la guarda. E' davvero cotto in maniera indegna, lo sa.

Federico ha abbandonato mixer e luci, per quel finale, e suona la chitarra anche lui, con le mani un po' tremanti perché si è sempre squalificato da solo, come musicista, e invece, ora che gli altri l'hanno liberamente costretto a suonare, scopre che si è negato qualcosa di terribilmente appagante.

Giada libera la voce, e insieme all'ultimo acuto volano via secoli di silenzio, infrangendo la notte, raggiungendo le stelle, sigillando la vittoria di quella folle, splendida unione di storie e di vite.